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martedì 18 maggio 2010

riattivati

dal rischio di vivere, come lo vede Marco

Il commento
Rischio di vivere e riti di passaggio

di MARCO ROSSI-DORIA

Una ragazza si è buttata da una finestra del Liceo Umberto. Si salverà, dicono i medici. Speriamo che, una volta affrontate le ferite del corpo, possa incontrare un aiuto che lenisca la difficoltà acuta di stare al mondo che l'ha spinta verso un gesto così estremo e che l'aiuti a stare meglio dentro se stessa. E siamo vicini ai genitori, al loro smarrimento. Solidarietà e presenza sono l'aurora di ogni relazione umana, di ogni comunità. A volte bisogna ritornare all'aurora, ritrovare il senso primo. E fermarsi per poterlo fare.

Stiamo ora vicino ai ragazzini e alle ragazzine di questa scuola. Essi, infatti, provano pena per la loro compagna e, al contempo, provano pena anche per se stessi. Perché - com'è normale - i gesti estremi rimescolano i propri più intimi pensieri, le angosce del proprio crescere. Perciò: va oggi dato loro uno spazio di ascolto e di riflessione. Pacato. Serio. Si sospendano le lezioni. Ci si metta in cerchio nelle aule. Si parli, ci si ascolti. I docenti ascoltino, dicano la loro con rispetto per le difficoltà del crescere oggi ma senza rinunciare all'essere sponda adulta. Si tratta di fare questo, semplicemente, così come tante volte tanti docenti già fanno, con competenza e sensibilità. on è il primo episodio che accade in questo liceo. C'è bisogno di dare parola alla pena. Di trovare un tempo dedicato.

Molti docenti, ovunque in Italia - d'accordo con i dirigenti e con le direzioni regionali della pubblica istruzione - stanno avviando modi per stare più vicino ai ragazzi. Senza, con questo, rinunciare alla propria funzione docente, al rigore che ogni apprendimento richiede, all'assetto di una scuola che sia tale. Si può fare. A dicembre un'alunna di una scuola del Nord si è uccisa gettandosi nel vuoto, subito dopo scuola. C'era di mezzo l'amore. Come spesso è in adolescenza. E l'abbandono. I ragazzi della sua scuola si sono fermati. Hanno potuto parlare di sé. Hanno raccontato. Hanno espresso ora il senso di colpa, ora la rabbia, ora l'incomprensione o l'avversione per il gesto della compagna, ora lo smarrimento intollerabile per la perdita. Hanno pianto e hanno cercato le parole perché il rischio del vivere che ciascuno sentiva potesse essere parte di qualcosa di comune. È stato un rito di passaggio. Infatti ci vogliono riti per poter contenere ed elaborare l'impotenza di fronte al dispiacere, alla frustrazione, all'assenza di senso di molte umane vicende. Ci vogliono riti mentre si cresce. E sono i riti che ora mancano.

Quella esperienza ha rimescolato il clima di quella scuola. Ha fatto emergere possibilità di rinascita e di progetto, ha ricreato una comunità fatta di parole, propositi e azioni comuni. Si sono organizzate gite, gruppi di studio, mostre. Si è re-inventato anche l'apprendere. Perché, gradualmente, intorno all'apprendere si è rafforzata e meglio articolata la cornice di empatia, di solidarietà, di incontro tra generazioni e tra coetanei. I genitori hanno fatto parte di questo moto. Hanno portato i loro saperi a scuola, si sono offerti di aggiustare quel che c'era da aggiustare, hanno ri-pattuito insieme la alleanza tra adulti che sta a presidio delle regole, hanno scoperto che si può dare e non solo chiedere a una scuola.

Nessuno può togliere la pena dal mondo. Nessuno può eliminare la fatica e il rischio di crescere. Ed è insensato pensare che la scuola da sola possa assolvere a una funzione adulta generale che è sparita dai media, dalla politica, dal senso comune. La società intera deve ri-acquisire pulsioni, ambizioni e soprattutto competenze educative. È un processo che sarà lungo e faticoso. Che si deve nutrire di atti, di gesti significativi. I genitori vanno trattati da alleati permanenti ma anche chiamati a rispettare la scuola, per il bene di chi ci cresce dentro.
Va ripreso da noi tutti il tema dell'adolescenza, del suo profondo significato di passaggio verso la differenziazione e identificazione di ogni persona in crescita. Nelle scuole c'è da lavorare sulla dimensione di gruppo degli adolescenti che risulta ancora poco osservata e curata. Il gruppo è un luogo di attribuzione di significati, di problematizzazione e di ricerca di senso. È uno spazio mentale e di immaginazione in cui la soggettività del singolo si alimenta costruttivamente. Dovrebbe e potrebbe costituire l'occasione per una presa di coscienza di sé come presa di coscienza del mondo, rappresentare un ponte tra l'interiorità e il collocarsi spazialmente e temporalmente nella comunità.

L'educare deve ridiventare un'ambiziosa sfida della nostra collettività. La città tutta intera deve trovare anch'essa uno spazio per ripensarsi come luogo nuovamente educante.

(La Repubblica - Napoli, 18 maggio 2010)

mercoledì 18 novembre 2009

Solitudini

COME È POSSIBILE DIMENTICARE LA TRAGEDIA DI SAN NICOLA VARCO?

Caro direttore, come è possibile che una sera d’autunno, nella civilissima Italia europea, 800 persone siano state rimosse, come si rimuovono le cose senz’anima, da uno schieramento di polizia, carabinieri, finanza che disegnava una vera e propria azione di guerra (e della quale l’ineffabile ministro Maroni ha esplicitamente gioito)? Come è possibile che ottocento (provate a contare fino a ottocento e calcolate quanto tempo ci vuole) storie, fatte, come tutte le storie, di tenerezza, affetti, figli, madri, mogli, fratelli, libri, fotografie, lasciati nel loro poverissimo paese di origine per cercare una fortuna, la fortuna di un lavoro, di un salario, possano essere calpestate, disperse? Come è possibile che tranne in pochi articoli su qualche giornale o in avari servizi televisivi, nessuno abbia mostrato di indignarsi? Come è possibile che non un solo intellettuale, non un solo dirigente politico nazionale, abbia sentito il bisogno di stare lì dove il cuore e la ragione (merci assai rare, peraltro) avrebbero dovuto portarli?
Come è possibile che le troupes di trasmissioni «radicali» che ci raccontano ossessivamente solo le vicende della politica, non abbiano ripreso quell’insensato e feroce sgombero? Come è possibile che nessuno, dico nessuno (fatta eccezione per una parte del sindacato), abbia chiesto il conto al governo nazionale per questo atto di chiara matrice razzista e fascista?
Come è possibile che di fronte a un agglomerato disumano come era quel ghetto che da anni cresceva «vigoroso» e «visibile», molto «visibile», non si siano predisposte soluzioni sociali adeguate?
Come è possibile che nessuno (autorità pubbliche locali, provinciali, regionali e nazionali) abbia chiesto scusa agli immigrati per l’oltraggio che subivano?
Come è possibile che non un solo datore di lavoro di quelli che pure sfruttano questi ragazzi, abbia sentito il bisogno di ribellarsi di chiedere soluzioni adeguate, di mobilitare le associazioni d’impresa?
Se spettrale è il silenzio della politica, ancor più spettrale appare quello della cultura chiusa nei suoi templi di cartapesta, nelle sue congreghe, nei suoi privilegi.
Privilegi mai tanto palesemente ingiustificati. A San Nicola Varco la Campania ha svelato il suo volto peggiore, indifferente, senza etica pubblica, incompetente. Si poteva fare di più. Molto di più.
Il governo di destra accattone, violento e ignorante che ci ritroviamo non si batte con le giaculatorie o le dichiarazioni di principio. Si batte lavorando dentro le contraddizioni aspre che apre, e scegliendo di stare dalla parte di chi subisce i torti più amari. Ma, quei ragazzi non votano, privati da una concezione monca della cittadinanza, dell’esercizio del più elementare diritto democratico. Forse, se avessero avuto quel diritto non sarebbero stati così soli, così invisibili. Le loro storie avrebbero assunto il volto seducente di un voto e questo, inevitabilmente, avrebbe portato all’ingresso di San Nicola Varco tanta più «disinteressata» attenzione.
Adesso vagano senza fissa dimora nella ricca Piana del Sele. Soli e disperati. Privati anche di quelle casupole di lamiera e cartone che, forse, adesso gli sembrano delle case vere. Chi saprà mai quanti hanno composto il numero verde che la inutilmente solerte assessore regionale alle Politiche sociali, ha messo a disposizione della loro solitudine?

Luisa Cavaliere
Lettera al Corriere del Mezzogiorno pubblicata il 17/11/2009

La risposta del "Direttore", per chi volesse toccare con mano i contenuti di quel "volto peggiore", è qui, tra "le risposte in cui il fatto scompare"....

Altri post su San Nicola Varco

domenica 8 novembre 2009

rispetto

di Andrea Morniroli e Loredana Rossi
La Repubblica - Napoli, 8 novembre 2009

Da quasi due anni proviamo a lavorare per tutelare e promuovere i diritti delle persone transessuali, spesso discriminate per la loro appartenenza di genere, molte volte costrette a prostituirsi per poter sopravvivere.
Un lavoro difficile che oltre alle complessità connesse alle debolezze che caratterizzano Napoli e il suo contesto socio economico viene ulteriormente complicato, a volte reso impossibile, dal pregiudizio e dallo stigma che ancora molti hanno, nella società, nel mondo del lavoro, nelle istituzioni nei confronti delle persone transessuali. 
Per altro la recente vicenda dell’ex governatore del Lazio, al di là degli aspetti ancora non chiari e preoccupanti che porta con se, ha ulteriormente alimentato tale clima di discriminazione e rifiuto.
Si grida allo scandalo perché tante transessuali italiane e straniere si prostituiscono. E che altro potrebbero fare in un mondo in cui la loro esistenza, la loro identità, il loro transito, la loro voglia di essere donne diventa fonte di esclusione, chiude ogni altra porta, preclude altre alternative di lavoro e di vita. Continua...

giovedì 5 novembre 2009

Mi porti un bacione a firenze



by giampiero

e in contemporanea da Carta:
Democrazia chilometro zero. Sintesi dei lavori di gruppo

Il 10 e 11 ottobre ci siamo visti alla Piagge, per «Democrazia chilometro zero» [DKm0], ospiti di Alessandro Santoro e della sua Comunità, subito prima che il vescovo di Firenze, Betori, decidesse di distruggere quel laboratorio di democrazia e di socialità [o almeno tentasse di farlo]. Ora la sintesi dei lavori, delle discussioni, delle chiacchierate di quelle due giornate è pronta. C’è voluto un po’ di tempo, perché bisognava comporre decine di interventi nei tre gruppi di lavoro e nelle due riunioni plenarie. La sintesi è quindi un lavoro collettivo, che per altro non pretende di essere esaustivo. Il tutto lo trovate qui

lunedì 3 agosto 2009

Più che un esodo è un Exodus

di Marino Niola
Il Mattino 02/08/2009

Una migrazione coatta. File di profughi del tempo libero in marcia verso la terra promessa del fresco. Verso uno scampolo di paradiso delle vacanze da afferrare in zona Cesarini. Un esorcismo contro la crisi che fotografa l’immagine di un paese sotto stress. Perché si tratta di uno scongiuro collettivo che non ha nemmeno la forza per sdrammatizzare la situazione. Per indorare la pillola. Non è nemmeno un liberatorio «vaffa» lanciato contro le ristrettezze obbligate, i sacrifici annunciati, i pronostici cupi delle Cassandre dell’economia. Insomma non è una partenza da poveri ma belli. Ma da italioti sull’orlo di una crisi di nervi. Perché lo spettro della crisi incombe su tutto e tutti. L’autogrill, la pompa di benzina, la reception dell’albergo, l’imbarco dei traghetti, le autostrade intasate si riempiono dei nostri fantasmi. Diventano i nostri spalti del castello di Elsinore. Ma se all’attonito e dubbioso Amleto appare il fantasma del padre che gli ricorda i suoi doveri, a noi, smarriti eroi del «vorrei ma non posso», appaiono ovunque i fantasmi del «low cost» e del «last minute». Che ci fanno venire un dubbio, quello sì amletico. Ma perché proprio oggi? E soprattutto che ci faccio qui? Insieme a milioni di deportati, tutti rigorosamente in pinocchietti e ciabattone, che probabilmente si fanno la nostra stessa domanda? Recitando uno sconsolato «essere-o-non-essere» di massa. Senza risposta. E senza possibilità di redenzione vacanziera. La folla solitaria che ingorga le autostrade, e che si è lanciata quasi all’unisono in una rincorsa collettiva, come i cavalli alle gabbie di partenza, ha qualcosa di sciatto, di coatto. Che ci rimanda l’immagine di un’Italia sbracata e rabbiosa, impaziente e isterica. Continua...

venerdì 3 luglio 2009

Quei ragazzi persi per strada

di Giovanni Laino
Originale del testo pubblicato su Repubblica Napoli il 3 luglio 2009-07-03

L’assassinio del giovane musicista di strada, Petru Birlandenau a Montesanto ci ha scosso. Lavorando all’Università in via Forno Vecchio appartengo a quella affollata comunità di pratiche che frequenta piazza Montesanto che ancor più è stata impressionata dalla gratuità della violenza, dall’inefficacia preventiva di un modello di ordine pubblico che di fatto consente di fare quasi tutto a pregiudicati e gruppi di persone ben note alle Forze dell’Ordine. Credo sia comunque molto importante che la Giustizia faccia il suo corso e gli arresti sostenuti da prove sono un segno positivo dell’impegno della Polizia. Mi sento comunque molto amareggiato. Senza moralismi o sentimentalismi, non riesco a rimuovere facilmente il dato che conosco Marco, il 27enne incensurato, arrestato con l’accusa di essere uno degli esecutori del terribile raid. Erano i primi anni Novanta, quando riuscivo a fare anche un po’ di lavoro educativo frontale nell’Associazione e Marco era un ragazzo simpatico, molto sveglio, che pativa una lunga carcerazione del padre e spesso era terribile dando molto da fare agli educatori. Io stesso lo accompagnai al Teatro Politeama, in una bolgia per le prove per il casting del film diretto da Lina Wertmüller, “Io, speriamo che me la cavo”. Marco non fu scelto e, anche se è stato beneficiario di un inserimento lavorativo fatto con l’Associazione, anche più in generale, per ora, non se l’è cavata.
Credo sia colpevole confondere vittime e carnefici e da molti anni mi è chiara la responsabilità soggettiva delle persone che, pur dentro tante sollecitazioni ambientali, fanno scelte criminali.
Non nutro sentimenti di colpa: certo potevamo fare meglio e di più ma, con i nostri limiti, c’è l’abbiamo messa proprio tutta e per sradicare la forza aggregativa delle attività criminali il lavoro sociale per la coesione, i diritti, l’educazione, è solo un indispensabile tassello che senza politiche più sostanziali, spinge quasi nell’ambito dei miracoli l’emancipazione dei ragazzi immersi nei circuiti illeciti.
Rispetto a questi sentimenti, che credo debbano alimentare una sincera riflessione sul senso, sulle modalità e sulle prospettive del lavoro socio educativo, gli interventi di questi giorni, in materia di politiche sociali, mi sembrano inadeguati.
Le associazioni, anche quelle animate soprattutto da volontari, non possono non confrontarsi con una logica di impresa sociale, facendo i conti con le politiche. Nessuno è immune da questo contesto e nessuno può chiamarsi fuori. Al di là della lodevole opera del tutto occasionale, siamo tutti chiamati a realizzare le iniziative solidali con professionalità, rispetto dei diritti dei beneficiari come dei lavoratori. In una città come Napoli, pur intercettando donazioni o contributi di Fondazioni, il raffronto con le politiche è doveroso oltre che indispensabile. Un confronto leale che deve essere collaborativo, quanto franco e critico, con i responsabili del governo locale, sulle scelte, sulla valutazione degli esiti e sul rendiconto dell’uso delle risorse pubbliche. Sono le storie delle persone e dei gruppi che parlano, è meglio evitare dichiarazioni e il presunto richiamo a primati. Nel terzo settore, e gli istituti religiosi ne sono parte sostanziale, non mancano responsabilità. Certo vi sono molte attenuanti. Va ribadito che le responsabilità più gravi sono innanzitutto del Governo nazionale che da un lato ha aumentato i tagli e ridotto la disponibilità di cassa degli enti locali e d’altro lato propone una impostazione miserevole della spesa sociale intendendo le politiche contro la povertà come assistenza palliativa alla miseria. Ma i responsabili e i lavoratori delle associazioni, fondazioni e cooperative devono fare autocritica, riflettere e adeguare i loro interventi al contesto, alzare la schiena, gridare la loro presa di parte per i diritti, anche dei poveri “immeritevoli”, senza per questo dare adito ad alibi sulla cultura della legalità o verso la deriva che associa pochi soldi dati male alla dequalificazione del lavoro sociale. Per fare questo qui si è costretti a battersi per il rispetto dei patti, per esigere i rimborsi delle spese dopo oltre venti mesi. Con il rischio di trovarsi in competizione fra istituti, associazioni e altri, per l’incasso degli arretrati. Su questo è evidente che il Comune può e deve fare innanzitutto la propria parte dando prova di trasparenza, chiarezza, credibilità.

giovedì 12 marzo 2009

urpcipidiaa


tarsùiacpptùc...
non si è di nuovo rotta la tastiera: è il modo di parlare delle pubbliche amministrazioni- Per fare chiarezza, per comunicare, in ogni municipalità il Comune di Napoli presenta l'URP-CPDAA anche detta "Casa del cittadino" giusto perchè alle tante domande si possa aggiungere anche "a casa di chi?" Coraggio! dopo una grande fatica glottologica può funzionare come alternativa a accipicchia o perdincibacco. Basta aggiungere una i "urpicipidia...a!"
Ma parte questo, e capito cosa-come, può essere utile al cittadino e all'amministrazione.

venerdì 27 febbraio 2009

Solidarnosh



Ciro in tv, ciro escluso,
ciro giovane, ciro obsoleto,
ciro sposato, ciro solo,
ciro formato, ciro ignorante,
ciro intraprendente, ciro ingenuo,
ciro garantito, ciro sospeso,
ciro assistito, ciro povero,
ciro produttivo, ciro agitato,
ciro minaccioso, ciro impaurito,
ciro duro, ciro picchiato,
ciro europeo, ciro spiazzato,
ciro in Polonia, ciro scansato,
ciro orgoglioso, ciro meridionale,
ciro operaio, ciro sconsolato,
ciro utile, ciro fine.

la foto ritrae operai fiat di Pomigliano in piazza Colombo a Sanremo da www.riviera24.it
Ciro è l'operaio della Fiat di Pomigliano presente ieri sera alla trasmissione di Santoro Anno Zero, a confronto con il Ministro Tremonti (come l'ho visto io, naturalmente) sv

ps e buonanote a Pat ospite ieri sera da me e con me caduta dal sonno dei giusti davanti alla tv, visto che è andata via senza nemmeno salutarci

martedì 17 febbraio 2009

Fammi scegliere


Sul testamento biologico post e sollecitazioni da decidiamoinsieme. L'invito:

"Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro.
E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana".

Per adesioni, materiali e altre info: Fammiscegliere

venerdì 19 dicembre 2008

Un Cantiere sul Lavoro


Da una cosa scritta per "Segnali di fumo" e inviata ad amici, mi sono arrivate risposte e ... rimproveri: da quanto è che diciamo di voler fare un cantiere sul lavoro? Non saprei come altrimenti rispondere se non iniziando a pubblicare qui il testo nella sua versione originaria con il commento di Giustina che ringrazio di cuore e, linkare qui il pezzo di Enrica Morlicchio sulla povertà, sempre per segnali di fumo, sperando che il tutto segni un buon punto di partenza. Approfitto anche per iniziare a proporre un Arcipelago più orientato alle riflessioni e ai ponti idee/dibattito/testimonianze e meno sommerso dalle notizie e "partecipazioni": con l'aiuto prezioso di Retecivica e la prossima uscita di napolisegnalidifumo.it i ponti per la rete non mancano e il punto forse è metterci tutti un po' più di nostro.

Il mio segnale di fumo per il lavoro

Le politiche del lavoro realizzate in Italia e in Campania negli ultimi anni sono accreditate come politiche coerenti con la strategia europea per l’occupazione. Possiamo essere critici rispetto a tale strategia, apocalittici verso le misure di flessibilità e convinti nel denunciare l’indebolimento delle tutele e dei diritti che proteggono il lavoro; ma risulterebbe alquanto difficile anche ad una critica radicale sostenere che la disoccupazione e le pessime performance del mercato del lavoro nel Mezzogiorno e a Napoli siano legate essenzialmente ai limiti e alle debolezze di tali indirizzi strategici. Continua...
sv

mercoledì 19 novembre 2008

Lettera a Carlotto

Da Paola questa lettera, più che un commento una continuazione di quello che tanto ci ha toccato dell'articolo di Carlotto "La festa dei 40 anni" qualche giorno fa.

In questo momento della vita di molti di noi, in cui la gioia di abitare un luogo dove le proprie idee e aspirazioni per un mondo migliore hanno finalmente trovato un loro spazio, si mischia alla triste consapevolezza di quanto lunga e faticosa sarà la strada da percorrere per riuscire a farsi sentire in questa società narcotizzata, le parole di Carlotto aprono il cuore e lo riempiono di “affetto”. Non siamo poi così soli, non siamo poi così pochi, né tanto meno così lontani. Ed uno dei compiti da portare avanti, parallelamente alle lotte, è quello di riconoscerci e conoscerci ovunque siamo.
E’ vero, quindi, caro Massimo “dobbiamo avere il coraggio di cambiare completamente il nostro modo di comunicare”. E, per farlo, il primo passo è quello di uscire di casa, avere la forza di staccarsi dall’unico luogo dove ci sentiamo sicuri, protetti e amati. Ma questo non è ugualmente praticabile per tutti. Anche per “uscire di casa” sono necessarie non poche risorse, culturali, relazionali e, non ultime, economiche. Capisco e condivido il tuo attacco alla televisione e soprattutto all’uso che ne fanno i politici, ma penso anche che essa sia, oggi più che mai, lo strumento più democratico che esista per comunicare con coloro che non sanno neanche cosa sia un blog, che non leggono, e che meno che mai vanno a teatro o a cinema per vedere un documentario. Quindi un impegno maggiore per “occuparla”, per far sì che quanto di buono si riesce a fare e a vedere esca dall’attuale collocazione di nicchia, va tentato in ogni modo. Anche la televisione pubblica è un “territorio” per il quale lottare, la prospettiva che venga del tutto consegnata a coloro che ne sono oggi i padroni, più o meno occulti, mi atterrisce.

Uscire di casa, però, significa anche, come sottolinei giustamente, coltivare “nuove forme di relazioni umane”, un rinnovato impegno non solo nel condividere le lotte, ma anche e soprattutto nell’agire sociale in senso più lato.
Ed è così che da circa un mese, ad esempio, ho iniziato un’attività di doposcuola per i bambini del mio quartiere (a composizione prevalentemente popolare) che frequentano le scuole elementari. Si sta rivelando un’esperienza molto bella, ma anche difficile per me che non ho avuto figli e so poco di come rapportarsi ai ragazzini di 9, 10 anni. L’altro pomeriggio però, dopo l’ultimo incontro in cui le tre ragazzine che sto seguendo mi avevano accolto con baci, abbracci e disegni in regalo, è arrivata la doccia fredda: due di loro da alcuni giorni non stanno andando più a scuola e non per motivi di salute. Solo l’idea che due bambine (e sottolineo il fatto che si tratti di due femminucce) possano abbandonare la scuola senza neanche aver preso la licenza elementare mi ha fatto venire la pelle d’oca. Ho pensato a come comunicare con i genitori, gli insegnanti e le bambine stesse per scongiurare questa eventualità e mi sono un po’ avvilita, temendo la mia inadeguatezza. Ma soprattutto ho anche pensato, più in generale, che per comunicare con qualcuno e convincerlo, ad esempio come dici tu che “abbiamo ragione e che è bello, giusto, lungimirante e socialmente conveniente schierarsi con noi”, andrebbero create le condizioni per far sì che un numero sempre maggiore di persone acquisisca gli strumenti per comprendere e scegliere consapevolmente. Chi frequenta un blog o va a teatro probabilmente già li ha, mentre tra tutti quelli che non frequentano questi luoghi (e forse vedono tanta televisione) ce ne sono molti che non li hanno affatto ed è innanzitutto con questi che sarebbe necessario imparare a comunicare.

Paola Clarizia
Cantiere Sociale Arcipelago Napoli

venerdì 7 novembre 2008

Verso lo sciopero generale

"Unificare le proteste di categoria. Finora il calendario prevede il 7 e 14 novembre lo sciopero del pubblico impiego; il 13 la manifestazione dei pensionati per rivendicare migliori politiche di welfare; il 14 lo sciopero degli universitari; il giorno dopo, la mobilitazione generale dei lavoratori del commercio. Ed infine, il 12 dicembre, lo stop di 24 ore dei metalmeccanici della Fiom. Una frantumazione che la Cgil vorrebbe unificare in un unico sciopero generale contro la politica economica del governo." (da Repubblice e qui c'è il resto del pezzo sullo sciopero generale)

Proprio questo volevamo dire, e non solo. Qualche giorno fa abbiamo lanciato un post ed anche un sondaggio, con una resa veramente strabiliante di ben 27 risposte, un buon numero per fare uno sciopero generale! Però ci siamo prese/i la soddisfazione di anticipare le conclusioni del segretario generale della Cgil. Anche se, per la verità pensavamo ad un percorso che attraversasse i movimenti e non solo ai calendari e alle categorie in agitazione; ad un percorso lungo di preparazione in cui le comunità e i beni comuni per cui si sta resistendo, difendendo e combattendo siano coinvolte direttamente, in incontri pubblici, assemblee, documenti congiunti, in autonomia dai partiti e in contraddittorio anche con le istituzioni locali, valorizzando le relazioni, i contatti, le contaminazioni. Perchè non ci pensiamo dai cantieri, dai coodinamenti, dai comitati, dalle rappresentanze, dalle scuole, dalle università... dai territori e dal basso? E perchè non lo facciamo a Napoli ? A presto, con un altro sondaggio...
sv

lunedì 3 novembre 2008

Solitudini

Come può essere che mentre passa chiara e forte, a colpi di pistola sull'adolescenza, la risposta alla zi'curezza-esercito, e alla cittadinanza sopragomorra, agli studenti medi e universitari non venga in mente di andare a Secondigliano a fare assemblea o sit-in? che da chi ha promosso leggere gomorra non venga alcuna reazione? che le uniche cose da leggere siano senza corpo nè anima, semplicemente stanche? persino d'avanzo, marco, per non parlare di roberto ciuni (il seguito qui)?
E' da un bel po' che continuo a domandarmi se al gruppo d'acquisto solidale che invade la mia mail con ordini d'acquisto e disquisizioni sulla pasta di grano duro interessa qualcosa la questione dei cinque inceneritori, se agli studenti interessa qualcosa del razzismo a pianura, se ai lavoratori alitalia interessa qualcosa della partenza di saviano ecc....
Forse per questo mi sono messa sottobraccio a Giampiero sulla questione dello sciopero generale, o a Daniela su quella di leggere gomorra al Pan, ma soprattutto per questo ho scelto il cantiere sociale. Dove siamo? Speriamo che Andrea, di ritorno dall'altra politica e dalla Val di Susa ci dica qualcosa d'altro.
susi veneziano

ps

a proposito di solitudini, se è vero che siamo in 22 nel sondaggio sullo sciopero è anche vero che siamo stati tremilacinquecento a visitare questo blog da marzo ad oggi? Allora non è giusto sentirsi cosi soli? oppure in certi momenti è ancora peggio?

ppss
ed alla fine di cotanto vuoto non resta che rallegrarsi del tempestivo condannare che il Presidente compie, nel mentre loda
"l'impegno concreto delle forze dello Stato e delle istituzioni per individuare i responsabili e riaffermare il principio della legalità".


giovedì 30 ottobre 2008

Leggo Saviano anche a Torre Annunziata

Lettura Saviano a Torre Annunziata
La lettura torrese di Gomorra si terrà Venerdì 31 ottobre, dalle 17,30 alle 21,30 nel salone attiguo alla parrocchia della S.S.Trinità a Torre Annunziata, in via Gino Alfani .

Al momento, hanno aderito: la parrocchia della S.S. Trinità, le associazioni Torreinrete, Arci e Movimento Giovani , Radio Nuove Voci.

mercoledì 29 ottobre 2008

...è questa è la novità


Leggiamo Gomorra a Chiaiano





Grazie a Napoli nel Cuore per la foto

Al presidio di Chiaiano, da domenica 26 ottobre al 2 novembre (dalle ore 18,00), è in corso la lettura di Gomorra, il libro di Roberto Saviano. Già in diverse città italiane (Roma, Milano, Genova, Torino, Orvieto, Verbania…) si sta leggendo Gomorra in piazza. Radio RAI 3, nella trasmissione Farhenait ha dato inizio ad una maratona di lettura. La sera del 24 si è cominciato anche a Napoli (al museo Pan). Si ipotizzano altri appuntamenti di lettura a Miano, a Scampia e alla Sanità.
Il 14 novembre comincerà la lettura anche a Casal di Principe. Contiamo sull’adesione di chiunque voglia intervenire nella lettura, magari con striscioni e cartelli o anche con la sola presenza. Una decisa e costante partecipazione, soprattutto se su iniziativa popolare e dal nostro territorio, può essere decisiva per salvare la vita di Roberto Saviano, degli uomini della sua scorta e di tutti coloro che sono in pericolo per la loro attività di denuncia. Si può così innestare un processo culturale in grado di erodere il degrado su cui attecchiscono ignoranza, sottosviluppo e criminalità. Salviamo Roberto Saviano. Salviamo noi stessi. Il Comune di Marano ha offerto il suo contributo per striscioni, manifesti, volantini e attrezzatura (palco, impianto di amplificazione, illuminazione). Nell’attesa che queste promesse si concretizzino al più presto, cominceremo comunque la lettura con i pochi mezzi per ora a disposizione. Saranno presenti il Alex Zanotelli, il prof. Ciannella e Raffaele Del Giudice.

Ndr
Che c'entra l'anno che verrà? Chi è stato al Pan con la speranza che si facesse anche altro, che la lettura continuasse e che si tendesse un filo tra le iniziative di cittadinanza responsabile che Napoli sta esprimendo, può essere un po' contento, la lettura continua e il filo c'e, visibile nel sito "leggo saviano" che daniela sta curando. Nessuno più si domanda se c'è o non c'è un impegno congiunto tra la prima iniziativa e queste che seguono, e nessuno si domanda più se, su "tutto il resto", chi legge Saviano al Pan o a Chiaiano è d'accordo o non è affatto d'accordo. Questa è la novità più grande e importante: che bisogna solo andare, come al Pan e fino a Casal di principe. Anche la foto, con colori che possono eccitare o infastidire, con grida volgari ma condivise da tanti educati silenti, con tanti cittadini uniti per la città, ci dice questo, che bisogna solo andare. E noi del cantiere ci associamo, anche ai ringraziamenti.

lunedì 27 ottobre 2008

A fianco dei senza dimora. Un comunicato stampa

La gravissima crisi economica che attanaglia il Paese, renderà ancor più pesanti le condizioni di vita delle tante persone che, anche a Napoli, si trovano in uno stato di disagio estremo. Questi cittadini invisibili, senza fissa dimora - il cui numero è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni anche nella città di Napoli - aspettano ormai da tempo che il Comune concretizzi, finalmente, l’articolato programma "conquistato" per tutti dal "Laboratorio per le città sociali” e mai attuato. Programma fatto di proposte operative tanto semplici quanto necessarie che in maniera costante e senza mai demordere, sono state a più riprese avanzate agli organi del governo cittadino dalle tante associazioni napoletane impegnate a vario titolo nel settore: luoghi di accoglienza, centri di ascolto e di sostegno. Le risposte sono state dapprima generiche ed approssimative cui è seguito un assordante silenzio al quale bisogna assolutamente metter fine, per le disastrose conseguenze che si possono immaginare con l’approssimarsi della stagione invernale.Continua...

La premessa di un comuncato stampa che vi sollecitiamo a leggere, sottoscritto da:

Comitato per l’Albergo dei Poveri - Psichiatria Democratica - Rete Civica, Napoli - Associazione Idea - Giuristi Democratici - Federconsumatori Campania, Napoli - Associazione scuola di pace - Comunità cristiana di base del Cassano - Circolo Legambiente “la Gru”- Movimento di volontariato italiano, Napoli - Associazione “Nuova proposta”

Il Cantiere sociale si aggiunge ai firmatari e invita a diffondere questa informazione
La foto ritrae un momento della "Notte dei senza dimora" in Piazza Santo Stafano a MIlano ed è tratta dal sito www.02blog.it

lunedì 20 ottobre 2008

Per dichiararci amici...

di Nino Lisi

Per dichiararsi suoi amici non è bastato che Roberto Saviano scrivesse Gomorra, che se ne traesse un film di successo, che egli fosse costretto da qualche anno a girare con la scorta. Ci è voluto che fosse costretto a fuggire dall’Italia per sfuggire al rischio di saltare in aria come Falcone e Borsellino. Cosa aspettiamo ora per dichiararci amici, che so, di Sergio Nazzaro, che ha scritto Per fortuna io c’ho la camorra, di Maurizio Bracci e di Giovanni Zoppo, autori di Napoli comincia a Scampia, di Rosario Esposito La Rosa che, frequentando ancora il liceo di Scampia, l’anno scorso ha pubblicato Al di là della neve, dove neve sta per cocaina; o anche di Mirella Pignataro che sempre a Scampia anima il GRIDAS, acronimo di Gruppo di Risveglio dal Sonno, o del circolo di Lega Ambiente di Scampia, La Gru, o della Scuola di Pace che proprio oggi, 18 ottobre dell’anno di grazia 2008, inizia a via Foria un ennesimo “anno scolastico”, quello 2008-2009? Aspettiamo che siano costretti ad andarsene anche loro? Continua...

domenica 28 settembre 2008

fino al 4 ottobre, lì a castelvolturno

forse dovremmo fermarci, smettere ogni cosa, riunirci in un luogo grande, lì a castelvolturno, fino al giorno della manifestazione del 4 ottobre. Leggere con attenzione la lettera a gomorra di roberto saviano, dove dice :

venerdì 25 luglio 2008

sulla vertenza "Il welfare non è un lusso"



3 buone ragioni per questa immagine:
l'attacco
la colla che ci tiene insieme
e il copia e incolla da decidiamoinsieme (grazie)!


Repubblica - Napoli

La polemica
Sul Welfare il Comune non mantiene le promesse
di Giovanni Laino

La Regione ha approvato iniziative selezionate dal parco progetti per più di un miliardo di euro del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (quasi tutto per interventi materiali). Entro settembre le principali istituzioni locali dovranno sottoscrivere l´accordo di programma per l´uso dei 250 milioni per gli interventi nel centro storico, molte altre risorse sono impegnate o in via di destinazione per i Pit, il porto e altre aree nevralgiche della città.

Tutto bene, grandi opportunità per galvanizzare l´economia locale e la produttività degli attori. Anche il prestito ottenuto dalla Regione da parte della Banca europea degli investimenti è una buona cosa perché si propone di tener conto delle difficoltà del rimborso degli anticipi. Proprio su questo infatti oggi in città vi è una crisi grave, che vede le tesorerie della Regione e del Comune che si destreggiano e alcune imprese già in liquidazione. Da tempo mi sono convinto di una regola che questo stato di cose impone: ogni cento euro di fondi strutturali, nelle mani dei beneficiari finali valgono poco più di sessanta euro, posti le diverse famiglie di vincoli da rispettare e soprattutto i ritardi delle erogazioni. Per i servizi sociali in città la situazione è abbastanza grave.

La vertenza degli ultimi mesi fra organizzazioni del terzo settore e Comune di Napoli ha visto da parte dell´assessore Giulio Riccio un insieme di promesse, di mediazione rispetto alle richieste del comitato “Il Welfare non è un lusso”, che, fra rinvii e riduzioni, sono state poi sostanzialmente disattese. Rispetto ai circa trenta milioni di debito il Comune ha promesso di pagarne almeno venti entro luglio consentendo poi la cessione del credito a una banca per altri debiti non ancora onorabili.

A oggi si sa solo di un elenco di pagamenti per meno di cinque milioni, di cui comunque non è certo l´incasso entro luglio. Questo significa che il lavoro realizzato negli ultimi otto mesi e oltre, insieme a quello per i progetti finanziati con i fondi della legge 285/87 (bloccati dalla Ragioneria dello Stato), accanto ad alcune quote dei progetti finanziati da altri enti, resta a tutt´oggi non pagato. La possibilità di cedere parte dei crediti risulta svanita e quindi, dopo una estate tutt´altro che serena, a settembre troveremo gli esiti di questa deriva che produce una situazione gravissima per diversi enti. In altri casi poi il Comune non eroga i soldi pur versati dalla Regione per progetti specifici, mentre le imprese sociali che hanno realizzato i detti progetti devono affrontare le vertenze che ormai alcuni dipendenti fanno attraverso i propri legali, per ottenere il dovuto.

L´insieme del comportamento del Comune è in forte contraddizione con un processo di razionalizzazione e rilancio dei servizi che l´assessore Giulio Riccio e l´Amministrazione hanno approvato sulla carta e dicono di voler sostenere operativamente.

Si possono fare annunci, ci si può destreggiare nel breve periodo facendo promesse e dando numeri, ma alla fine l´evidenza delle condotte emerge agli occhi di tutti, insieme al quadro delle responsabilità di quello che accade.

Da subito occorre porre la questione dei flussi finanziari, soprattutto per i servizi alle persone svolti da imprese non profit, che hanno la necessità di interventi di accesso al credito i cui costi non possono essere internalizzati dalle imprese sociali. È necessario quindi uno scatto di serietà e rigore innanzitutto da parte dei referenti istituzionali, come pure dei responsabili delle imprese che non sempre hanno la lucidità di prevedere i rischi cui si sono esposti.

domenica 20 luglio 2008

Annegano due bimbe

l'emergenza rifiuti, il palazzo crollato, raffaele morto a 17 anni sul suo onesto lavoro, operai intossicati dalla discarica accanto alla fabbrica, due bambine annegate a torregaveta.... L'emozione del dolore, dell'amarezza profonda, sembra colpirci giorno per giorno. E' un soffrire nostro nel mondo, come la testimonianza di alex zanotelli nella sua ultima lettera, un dolore spirituale e materiale, della impotenza e della dipendenza, il dolore della vita moderna. Le due bambine sono Rom, Napoli può soffrire un poco di meno, ingoiare nell'incomprensione l'emozione che avrebbe travolto ogni mamma e mammo se fossero state bambine e basta. L'indifferenza dei bagnanti ci fa bene scorgerla e inzupparla nell'indignazione, ma nemmeno io ho provato lo stesso dolore, vorrei sapere chi lo ha provato, per chi è passata l'emozione senza la barriera della diversità.
sv

notizie e commenti su decidiamoinsieme

ps
lo sapevo che non appena avessi tolto lo spazio commenti, sarebbero arrivati... e adesso che faccio?
per ora lo metto qui, poi vedremo.


Cara Susi,
penso che molte persone si siano dispiaciute nonostante che il tg1 ieri sera ha dato la notizia cercando di nascondere l'età delle bambine, e non abbiamo neanche un numero "servizio opinioni" da chiamare per dichiarare tutto il nostro disappunto.

Ciao - Giampiero