Visualizzazione post con etichetta lavorare insieme. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavorare insieme. Mostra tutti i post

venerdì 7 novembre 2008

Verso lo sciopero generale

"Unificare le proteste di categoria. Finora il calendario prevede il 7 e 14 novembre lo sciopero del pubblico impiego; il 13 la manifestazione dei pensionati per rivendicare migliori politiche di welfare; il 14 lo sciopero degli universitari; il giorno dopo, la mobilitazione generale dei lavoratori del commercio. Ed infine, il 12 dicembre, lo stop di 24 ore dei metalmeccanici della Fiom. Una frantumazione che la Cgil vorrebbe unificare in un unico sciopero generale contro la politica economica del governo." (da Repubblice e qui c'è il resto del pezzo sullo sciopero generale)

Proprio questo volevamo dire, e non solo. Qualche giorno fa abbiamo lanciato un post ed anche un sondaggio, con una resa veramente strabiliante di ben 27 risposte, un buon numero per fare uno sciopero generale! Però ci siamo prese/i la soddisfazione di anticipare le conclusioni del segretario generale della Cgil. Anche se, per la verità pensavamo ad un percorso che attraversasse i movimenti e non solo ai calendari e alle categorie in agitazione; ad un percorso lungo di preparazione in cui le comunità e i beni comuni per cui si sta resistendo, difendendo e combattendo siano coinvolte direttamente, in incontri pubblici, assemblee, documenti congiunti, in autonomia dai partiti e in contraddittorio anche con le istituzioni locali, valorizzando le relazioni, i contatti, le contaminazioni. Perchè non ci pensiamo dai cantieri, dai coodinamenti, dai comitati, dalle rappresentanze, dalle scuole, dalle università... dai territori e dal basso? E perchè non lo facciamo a Napoli ? A presto, con un altro sondaggio...
sv

giovedì 6 novembre 2008

Lettera aperta agli studenti da Vicenza e dalla Val di Susa

da Vicenza e dalla Val di Susa:

Lettera aperta agli studenti, ai precari, agli insegnanti, ai genitori impegnati nella difesa di un bene comune: la scuola e l'università

Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Abbiamo incrociato i vostri sguardi e abbiamo ritrovato la nostra determinazione: quella di chi non cerca un privilegio ma con il proprio impegno difende l'oggi di se stesso e il domani di tanti altri.
Siamo donne e uomini di Vicenza, della Val di Susa e di tante altre realtà riunite nel Patto di Mutuo Soccorso mobilitate in maniera permanente per difendere la nostra terra e la nostra acqua, le nostre città, le nostre valli e il nostro futuro: che si tratti di nuove basi militari, di nuove linee ad alta velocità, di nuove discariche e nuovi inceneritori, di sorgenti svendute al miglior offerente o di quant'altro poco cambia: beni comuni sottratti alla collettività, spazi di democrazia cancellati.
In questi anni abbiamo imparato a guardarci intorno, a conoscere e interrogare. Vogliamo capire e imparare, costruire e creare. Come voi ci riuniamo in assemblea. Come voi cerchiamo di valorizzare la nostra creatività e la nostra diversità. Come voi difendiamo beni comuni che i governi vorrebbero sottrarci: l'accesso ai saperi per regalarlo ai profitti dei privati, il territorio per svenderlo ai militari statunitensi o al partito del tondino e del cemento, l'acqua per consentire nuovi enormi profitti alle grandi multinazionali. Come voi puntiamo sulla forza della ragione e della verità e pratichiamo metodi di lotta pacifici.
Nella nostra mobilitazione abbiamo conosciuto l'utilizzo distorto delle informazioni e delle conoscenze; ci vorrebbero disinformati e ignoranti per imporci scelte devastanti a nostra insaputa. Difendere l'accesso ai saperi e l'istruzione, allora, significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane ai danni delle donne e degli uomini che vivono le nostre città, le nostre campagne, le nostre valli e le nostre montagne.
Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città e come un'onda travolgere silenzi compiacenti e sguardi indifferenti. La vostra onda incrocia le nostre onde, le risorse che vogliono sottrarre alla scuola e all'università vorrebbero utilizzarle per nuove devastanti grandi opere inutili e dannose; difendere la scuola pubblica da questo ennesimo tentativo di scippo è il vostro e anche il nostro obiettivo, la vostra resistenza rafforza le nostre resistenze e viceversa. Le nostre onde seguono la stessa rotta: quella che ha come meta la difesa dei beni comuni, della partecipazione e della democrazia. Il futuro è nelle nostre mani.

6 Novembre 2008
Presidio permanente No Dal Molin
NOTAV Val di Susa

Oggi a Scampia i "Pizzini della Legalità"

Giovedì 6 novembre alle ore 18 presso il Gridas - Casa delle culture
"Nuvola Rossa", via Monterosa 90/b si terrà la presentazione dei
"Pizzini della legalità" campani.
C'è anche il pizzino 'Felice Pignataro, un uomo libero', scritto da
Rosario Esposito La Rossa.
L'iniziativa si tiene in occasione del 4° anniversario della morte di
Antonio Landieri, vittima di camorra.
Qui il programma completo della giornata


l'immagine è tratta dal sito del Gridas

giovedì 30 ottobre 2008

Leggo Saviano anche a Torre Annunziata

Lettura Saviano a Torre Annunziata
La lettura torrese di Gomorra si terrà Venerdì 31 ottobre, dalle 17,30 alle 21,30 nel salone attiguo alla parrocchia della S.S.Trinità a Torre Annunziata, in via Gino Alfani .

Al momento, hanno aderito: la parrocchia della S.S. Trinità, le associazioni Torreinrete, Arci e Movimento Giovani , Radio Nuove Voci.

lunedì 27 ottobre 2008

A fianco dei senza dimora. Un comunicato stampa

La gravissima crisi economica che attanaglia il Paese, renderà ancor più pesanti le condizioni di vita delle tante persone che, anche a Napoli, si trovano in uno stato di disagio estremo. Questi cittadini invisibili, senza fissa dimora - il cui numero è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni anche nella città di Napoli - aspettano ormai da tempo che il Comune concretizzi, finalmente, l’articolato programma "conquistato" per tutti dal "Laboratorio per le città sociali” e mai attuato. Programma fatto di proposte operative tanto semplici quanto necessarie che in maniera costante e senza mai demordere, sono state a più riprese avanzate agli organi del governo cittadino dalle tante associazioni napoletane impegnate a vario titolo nel settore: luoghi di accoglienza, centri di ascolto e di sostegno. Le risposte sono state dapprima generiche ed approssimative cui è seguito un assordante silenzio al quale bisogna assolutamente metter fine, per le disastrose conseguenze che si possono immaginare con l’approssimarsi della stagione invernale.Continua...

La premessa di un comuncato stampa che vi sollecitiamo a leggere, sottoscritto da:

Comitato per l’Albergo dei Poveri - Psichiatria Democratica - Rete Civica, Napoli - Associazione Idea - Giuristi Democratici - Federconsumatori Campania, Napoli - Associazione scuola di pace - Comunità cristiana di base del Cassano - Circolo Legambiente “la Gru”- Movimento di volontariato italiano, Napoli - Associazione “Nuova proposta”

Il Cantiere sociale si aggiunge ai firmatari e invita a diffondere questa informazione
La foto ritrae un momento della "Notte dei senza dimora" in Piazza Santo Stafano a MIlano ed è tratta dal sito www.02blog.it

domenica 7 settembre 2008

Arcipelago e...piccoli ponti




Giampiero segnala questo sito come ottimo diario di una situazione di degrado e di delinqunza che sui rifiuti continua imperturbabile.


Ne approfitto per ricordare che l'arcipelago (il cantiere sociale napoli) a cui questo sito-blog prova a dar voce si riunisce martedì prossimo, 9 settembre, alle ore 17, presso architettura (solito posto, via forno vecchio V° piano, scala E o F), per riprendere a costruire ponti.

mercoledì 3 settembre 2008

Noteburc



Vi ricordate l'idea di fare un noteburc, di qualche settimana fa? Ci abbiamo provato, decidiamoinsieme e cantiere sociale napoli, e l'esito è "questo". Applausi please! soprattutto per l'etichetta di questo post : "lavorare insieme". Andremo avanti ? con un po' di collaborazione (si cercano volontari) è più sicuro, senza non si sa, lavoro permettendo...!




ps a immagini unificate (...e gradimento unanime)

lunedì 18 agosto 2008

appello da NOTAV Firenze

http://firmiamo.it/campagnadisolidarietaperdantedeangelis

Al lnk che vedete sopra c'è la possibilità di firmare una petizione a favore di *Dante De Angelis*, il macchinista che è stato licenziato per aver denunciato le gravi inadempienze delle FS in campo di manutenzione e sicurezza.
Vi chiedo di firmare la petizione e di diffonderla tra tutti i comitati.* Non si tratta solo di solidarietà ad un lavoratore, per di più rappresentante per la sicurezza, ma di un gesto politico importante
e che potrebbe aprirci nuove prospettive di lotta.
Praticamente tutti noi ci battiamo contro mostri di vario genere che hanno comunque una cosa in comune: sono grandi opere che servono a poco o nulla, ma costano alla collettività cifre paurose e danneggiano la salute e l'ambiente. Il caso dell'Alta Velocità è evidentissimo. Le risorse economiche gettate in faraoniche imbecillità viene drenato da fondi che potrebbero essere utilizzati per migliorare la vita dei cittadini, per risanare il territorio, per creare occupazione vera.
Il caso delle Ferrovie è esemplare: si stanno gettando decine e decine di miliardi di euro in linee inutili mentre non si è in grado di gestire il trasporto esistente, si è praticamente abbandonata ogni manutenzione e
soprattutto il servizio dei pendolari è in condizioni vergognose (ma anche sugli eurostar le cose cominciano a fare schifo). I dirigenti delle FS si stanno accorgendo che sono alle corde: i processi di privatizzazione della manutenzione sono stati fallimentari, adesso si cerca di rilanciare il servizio con le officine rimaste, ma
personale e competenze non ci sono più, dispersi in una follia di esternalizzazioni. Ecco allora che si cerca di scaricare ogni responsabilità sull'anello più debole: i lavoratori.
In questo senso si spiega il licenziamento di otto ferrovieri di Genova per inadempienze minime, degne al massimo di un richiamo. Il licenziamento del macchinista Dante vuol colpire una intera categoria e far capire che non sono ammessi dissensi: lo sfascio del trasporto pubblico deve ricadere sui lavoratori (che vedono peggiorare le condizioni di lavoro e soprattutto la sicurezza) e sui viaggiatori (che scontano tutti i problemi di mancata manutenzione, dai ritardi agli incidenti).
Le contraddizioni che si stanno avvitando in questo momento sulle ferrovie possono essere l'occasione anche per noi di mostrare che le nostre analisi e le nostre critiche sono sacrosante. Una politica sciagurata di grandi opere sta abbattendosi uniformemente su tutti: lavoratori delle aziende, cittadini che vengono rapinati dei loro soldi, utenti che vedono precipitare la qualità dei servizi che ricevono, abitanti dei territori che sono devastati spietatamente da opere pazze.
Vi chiedo di firmare e di far firmare questa petizione perché potrebbe essere una fase di unificazione di queste lotte; questo potrebbe essere un momento in cui nasce la coscienza che il problema ambientale e quello sociale sono inestricabilmente legati. Le contraddizioni e i disastri che i nostri avversari stanno collezionando sono la dimostrazione che i nostri sforzi e le nostre proposte sono giusti.
Vi chiedo di firmare e di far firmare questa petizione non solo come momento di solidarietà ad un lavoratore che ha cercato di difendere tutti noi, ma come gesto politico e di farlo pesare. Lavoratori, utenti, cittadini, abitanti di un territorio: noi siamo tutte queste cose assieme, se le uniamo nella nostra esperienza cresceremo, saremo la nuova coscienza di questo mondo che pare impazzire nella stupidità.
Vi chiedo infine, soprattutto ai comitati che si occupano di Alta Velocità, di fare comunicati in cuisolidarizziamo con i lavoratori delle FS che sono perseguitati.
Un caro saluto a tutti.
Tiziano Cardosi (notav Firenze)

p.s. a questo link trovate denunce fatte dai macchinisti sulle carenze
in campo della sicurezza: http://www.macchinistisicuri.info/ms/home.php

martedì 8 luglio 2008

contro la schedatura

come cantieri stiamo provando a capire se la prossima settimana - o più probabilmente per sabato 12 - riusciamo a costruire un'iniziativa pubblica contro l'ignobile schedatura dei bambini e delle bambine rom
Già abbiamo avuto disponibilità ed interesse a ragionare nel merito sia da parte di gruppi e associazioni (priscilla, associazione quartieri spagnoli, gesco, legacoopsociali, arci, gruupo di coordinamento rom), sia da singole persone (Alex Zanotelli, Adriana Buffardi, Enrico Pugliese, ecc.)
Ci incontriamo Domani alle 17, presso la sede della COOPERATIVA DEDALUS - CENTRO POLIFUNZIONALE INAIL - TORRE 1 - 11° PIANO - VIA VICINALE SANTA MARIA DEL PIANTO)

martedì 10 giugno 2008

Il seminario del Cantiere 13 giugno


ecco la locandina in formato pdf
i materiali sono nella sezione a lato dedicata

diffondete e inviate contributi e documenti

mercoledì 4 giugno 2008

Pagine... anche sulla partecipazione

Sono trascorsi più di due mesi da quando Andrea mi inviò questo pezzo che ho conservato con il rammarico di non poterlo mettere nel blog perchè era in via di pubblicazione come premessa a un libro. Qualche giorno fa ho sollecitato Andrea perchè volevo proprio farlo leggere ai pochi affezionati amici del cantiere. Oggi Andrea mi ha telegraficamente comunicato che potevo. Non ho ancora i riferimenti sul titolo e, cosa ancora più grave, sul libro, e ve ne daremo notizia; ma intanto inizamo a leggere... può essere assai utile anche per il seminario del 13.


Una piccola premessa. Le righe che seguono nascono di getto e un po’ di “pancia”, durante un viaggio in treno tra Napoli e Roma. Quando Porpora mi ha chiesto di scrivere un pezzo per il suo libro sul tema del rapporto tra transessualità e sistema dei servizi socio-sanitari, ho pensato fosse giusto provare a scrivere seguendo le emozioni e non tanto, invece, privilegiando un approccio teorico-professionale.

Troppo spesso, infatti, come operatori sociali cadiamo nell’errore di scivolare in eccessi di tecnicismo e di utilizzare, per il racconto delle nostre pratiche, un linguaggio comprensibile solo a noi stessi. Un mix micidiale che ci porta ad utilizzare strumenti freddi, completamente inadeguati per far conoscere esperienze che al contrario, il più delle volte, sono calde e anche un po’ “umide”.

Certo, il rischio è che quelli che seguono siano pensieri confusi e sicuramente incompleti, ma certamente hanno il pregio di essere sinceri e sentiti e, nello stesso tempo, di basarsi sull’esperienza diretta.

La prima volta che nell’ambito del mio lavoro mi è capitato di incontrare un gruppo di persone transessuali è stata circa 8 anni fa durante una visita al carcere di Poggioreale a Napoli. Avevo accompagnato due parlamentari per riuscire ad indagare, attraverso una visita a sorpresa, la condizione di detenzione dei detenuti con problemi di dipendenza da sostanze. Mentre raggiungevamo il reparto “tossicodipendenti”, per caso, sulle scale che portavano dal secondo al terzo piano, incontrammo una quindicina di trans, italiane e straniere, che, accompagnate da quattro guardie stavano scendendo in cortile per l’ora d’aria. Il direttore dell’istituto che, in modo asfissiante e stretto, non ci mollava un minuto, ci propose di incontrare anche quel “particolare” gruppo di detenute. Senza aspettare la nostra risposta, né tanto meno chiedere a loro se preferivano parlare con noi o accedere all’ora d’aria, ordino alle guardie di accompagnarci tutti nella stanza colloqui per poter svolgere l’incontro. Per inciso, continuo a pensare che quella semi-imposizione da parte del direttore, consentì allo stesso di far “nascondere” qualcosa nel reparto tossicodipendenti.

In ogni caso, appena ci accomodammo nella stanza colloqui, io e i due parlamentari da una parte del tavolo, le trans dall’altra, calò un gelido silenzio. Le nostre interlocutrici, alternavano sguardi diffidenti, segnali di fastidio e impazienza, commenti provocatori e un po’ di scherno. Imbarazzato più che mai e non sapendo cosa fare o dire, stavo per scusarmi e andarmene quando di colpo mi venne in mente un consiglio che Porpora mi aveva dato in una giornata di formazione sulla riduzione del danno e sul lavoro di strada: “…ricordati che noi trans siamo quasi sempre molto vanitose…a volte basta un complimento per avviare una relazione costruttiva”

Detto fatto e provo a buttarmi: “certo che anche in questo schifo di posto riuscite ad essere eleganti”. Come predetto da Porpora la situazione cambia. Cala la tensione e parte la comunicazione, prima con un interrogatorio sul perché e il come fossimo li, e poi con una denuncia seria, vera, a volte arrabbiata e sofferta, sui loro diritti negati, sulla durezza del loro stare in carcere, sul senso di isolamento e di prevaricazione che spesso vivevano. Una denuncia così netta, da mettere in difficoltà il direttore, che certo non si aspettava tanta sincerità al suo cospetto e a quello delle guardie. Continua...

sabato 24 maggio 2008

Napoli sociale

Così il consiglio comunale cura le sue clientele

La Repubblica Napoli, p. 1-20; 24.05.2008

Giovanni Laino


I servizi sociali per la parte affidata alle associazioni e alle cooperative, in città danno lavoro, spesso precario, a tempo parziale e pagato con diversi mesi di ritardo, a circa quattromila persone. Una parte di loro sono giovani che dopo la formazione, spesso universitaria, si inseriscono così nel mercato. Molti sono madri e padri di famiglia con figli che da oltre dieci anni sopportano condizioni indecenti. Vi è poi una quota di persone con basse qualifiche che si sentono dei dipendenti in attesa di stabilizzazione e magari di un posto fisso.

Oltre al fatto noto che i servizi hanno comunque un ruolo residuale nelle politiche pubbliche, la grave crisi del settore dipende dal forte ritardo nei pagamenti. Solo negli ultimi mesi, il Comune ha cumulato un debito di circa trentacinque milioni di euro. Circa il quaranta per cento di questa cifra è stata anticipata dagli enti del terzo settore che hanno fatto debiti con le banche; l’altra quota è un credito che i lavoratori vantano con gli enti che in realtà coprono il Comune che non paga.

Non se ne può più con la precarietà di questi lavori. La qualità deve essere meglio garantita, controllata, anche selezionando fra servizi essenziali e ben fatti e progetti che forse non sono sostenibili o meritevoli di investimenti. Ma occorre rivedere i bilanci, i capitolati e soprattutto gestire correttamente i flussi finanziari.

In questi giorni il Consiglio Comunale, ha approvato un emendamento al piano sociale di zona presentato da due consiglieri dell’opposizione, con cui si impegna l’Amministrazione a realizzare la “possibilità” che 215 dei 306 operatori impegnati nell’assistenza materiale ai bambini disabili nelle scuole siano assorbiti e assunti da Napoli Sociale. Il servizio è attivo da circa dieci anni, in appalto a diversi soggetti che cambiando negli anni, con un costo annuale di oltre tre milioni di euro. Si tratta di operatori OSA (operatori socio assistenziali), che nei mesi dell’anno scolastico, lavorano coordinati da tre centrali cooperative che vengono pagate dal Comune dopo dieci e più mesi. Solo Gesco, fra i tre enti gestori riesce ad anticipare gli stipendi tutti i mesi. I lavoratori hanno fatto pressione, occupando più volte il Consiglio Comunale ed hanno ottenuto, con il sostegno di Rifondazione Comunista – che paventa la crisi della Giunta – e alcuni esponenti dell’opposizione, un impegno che dovrà essere concretizzato con scelte ancora tutte da ponderare. Un ruolo attivo è svolto da un sindacato autonomo che si batte per fare assumere i lavoratori dell’assistenza materiale disabili in Napoli Sociale. Continua...


mercoledì 7 maggio 2008

andate e moltiplicatevi


Caserta
E’ andato tutto bene *
di Pierangelo, Adriano, Giorgio

Una cronaca a caldo del convegno della Caritas di Caserta del 5 maggio 2008 dal titolo :
"Dall’attuale disatro ad un piano esemplare per i rifiuti in Campania"

E’ stata una faticaccia ma è andato tutto molto bene. Primo dal punto di vista della partecipazione: più di 500 persone e metà o più proprio del quartiere dove con più intensità si è vissuta l’esperienza della raccolta differenziata con l’ausilio di tanti volontari che hanno creato tanto contatto educativo con la gente. Secondo per gli interventi molto puntuali e precisi. Terzo perchè la gente era davvero assetata di informazioni che nessuno prima aveva dato così precisamente e ampiamente. Quarto per l’elemento propositivo che il convegno ha fatto emergere e cioè che i cittadini sono prontissimi a fare la differenziata e anche il porta a porta se però vengono messi in condizione. Cosa questa ancora molto, molto debole: l’amministazione locale non è all’altezza di alcun compito neanche quello di imparare dal cittadino!Al documento hanno aderito la maggior parte e comunque continuerà a girare nelle parrocchie. Come è noto un convegno non è mai un punto di arrivo bensì di partenza. Il dato certo è che non si può tornare indietro in nessun modo rispetto alla differenziata e che si continuerà nonostante la fatica a credere che solo dal basso ci possono essere i cambiamenti necessari per la nostra salute e vita. Concretamente nel documento si dichiara l’intenzione di continuare nell’opera educativa con la raccolta differenziata in parrocchia e nello stesso tempo essere pungolo sempre più critico neri confronti dell’amministrazione sperando di non arrivare al punto di non dover chiedere noi cittadini il commissariamento al governo della nostra amministrazione.Dal punto di vista del comitato di quartiere avremo bisogno certamente di lavorare ancora di più in rete per formarci ed avere sempre più forza e coraggio. Grazie. Ciao.

Foto : Padre Vescovo Raffaele Nogaro

Rifiu.ti.AMO!!!







Rifiu.ti. AMO!!! I giovani affrontano il loro futuro!
Iniziativa Rifiu.ti.AMO!

Associazione Archintorno








Dal 13 maggio al 27 giugno, presso la Facoltà di Architettura dell´Università di Napoli Federico II, via Forno Vecchio 36, l´associazione Archintorno presenta l´iniziativa rifiu.ti.AMO!: una serie di incontri, seminari, proiezioni, dibattiti, esposizioni e workshop sul tema dei rifiuti. A meno di un mese dalla scadenza del mandato dell´ennesimo Commissario Straordinario, l´emergenza rifiuti in Campania sembra non avere ancora un´adeguata risposta istituzionale. La degenerazione del problema dello smaltimento rifiuti sul nostro territorio ha motivazioni e responsabilità complesse, ma il miglioramento della situazione esistente passa anche attraverso l´educazione ambientale dei cittadini, volta a modificarne i gesti quotidiani.L´associazione Archintorno, per contribuire alla sensibilizzazione in merito alla questione rifiuti, decide di organizzare l´iniziativa “rifiu.ti.AMO!”: due mesi di incontri e attività con lo scopo di affrontare la problematica dal basso e dal triplice punto di vista etico-sociale-tecnico, coinvolgendo varie realtà locali che da anni propongono strategie alternative ed efficaci per incidere in maniera significativa sulla realtà che viviamo.Partendo dal concetto di rifiuto come materiale, anche l‘architettura può partecipare attivamente al cambiamento di rotta, proponendo un atteggiamento consapevole e soluzioni pratiche per un uso appropriato del territorio e delle sue risorse.Sulla base degli obiettivi auspicati di Riduzione alla fonte, Riutilizzo/Riuso, Raccolta differenziata, Riciclo/Recupero dei materiali, l´iniziativa si propone di:- restituire un quadro articolato delle problematiche esistenti sul tema dei rifiuti; Continua...

Associazione Archintorno
Sede legale: via Manzoni 157/B, Napoli
e-mail: archintorno@hotmail.it
http://associazionearchintorno.spaces.live.com
tel: 3392255494-3496475499 fax:081.2140167
La foto, della serie "Desy ti amo", è di giovanna d'alonzo, e si ingrandisce con un clik.

lunedì 5 maggio 2008

Ambiguità

di Giovanni Laino

Ambiguo è qualcosa che può prendersi in due o più sensi. Qualcuno o qualcosa di poco chiaro, che lascia dubbi. Aggiunto ad una persona suggerisce sospetto, segni di contraddizione fra la superficie e il contenuto.

Ma l’ambiguità è anche pluralità di sensi, che, generando fraintendimenti e malintesi, consente e sollecita il confronto sociale con buone dosi di dialogo e di conflitto. Alcuni hanno messo in rilievo l’arte di scrivere testi ambigui, capaci di raccogliere l’adesione di persone con posizioni distinte e separate.

Abbiamo molte occasioni per riflettere sulla rilevanza di questa categoria nelle nostre esistenze. Il libro “L’ambiguità” di Simona Argentieri, edito da Einaudi, ne mette in luce diverse.

Partendo da un forte ancoraggio disciplinare – di pratica e ricerca psicoanalitica – l’autrice che da anni si occupa del tema, testimonia di aver trovato la questione dell’ambiguità intesa come malafede in diversi ambiti: dall’educazione degli adolescenti, alle pratiche professionali, al senso civico con ampie zone di contraddizioni di tanti che criticano quello che fanno gli altri, realizzando poi pratiche non sempre ortodosse e coerenti. L’autrice osserva un particolare atteggiamento mentale subdolo e sfuggente, difficile da definire, che si può riconoscere come una tendenza a vasto raggio in crescita nelle nostre società. Un fenomeno psicologico al confine fra l’esperienza clinica e la vita, tra la patologia e l’etica che si può definire come “malafede.” Continua

domenica 27 gennaio 2008

“Le esperienze di partecipazione di questi ultimi anni a Napoli” di Carla Majorano*

Negli anni recenti l’agenda dei problemi che il governo della città di Napoli è chiamato ad affrontare è divenuta ancora più impegnativa. Ciò è dovuto a processi articolati, complessi e variabili, alcuni anche difficilmente interpretabili, che riguardano la forma stessa della città, i mutamenti di carattere sociale, economico e politico. Nuove domande coinvolgono l’agire dell’amministrazione locale: il sostegno allo sviluppo economico locale; nuovi assetti economici e territoriali in risposta alla crisi della grande industria e dei settori economici tradizionali; interventi idonei a valorizzare le risorse endogene e a reggere la competizione dei sistemi territoriali. Nei processi di trasformazione territoriale nascono nuovi bisogni: di riqualificazione d’aree degradate o di riuso di parti di città che hanno perso la loro funzione (aree dimesse, grandi e piccoli contenitori urbani); di miglioramento della qualità ambientale e dell’abitare; legate al consumo culturale e al tempo libero. A tutte queste nuove esigenze se ne sommano altre, di manutenzione urbana, d’erogazione dei servizi, di risposta ai pressanti fenomeni di povertà, d’esclusione sociale e d’illegalità diffusa. La costruzione di politiche che puntano a rispondere efficacemente alle nuove e complesse domande sopraccennate non può avvenire senza valorizzare il patrimonio di conoscenza e di esperienze di chi vive, lavora ed opera nel territorio (abitanti, operatori sociali, associazioni, educatori, operatori economici, ecc.) per costruire progetti realmente condivisi.
La partecipazione dei cittadini diviene una necessità, perché tutto il sapere, la percezione dell'ambiente, la conoscenza delle relazioni interne ad un territorio, che derivano dal vivere in un luogo, diventa fondamentale per la redazione di un progetto, tanto quanto la professionalità dei tecnici. Integrare soggetti locali destinatari dei progetti e dei piani previsti, nella fase della loro formulazione è un modo per anticipare conflitti, per costruire interventi più vicini ai bisogni delle persone. Attraverso percorsi di partecipazione della comunità locale è, infatti, possibile programmare interventi realmente efficaci, vicini alle esigenze dei cittadini, degli operatori economici e sociali. Interventi che, nei vari campi, mettono a valore le risorse territoriali endogene e innescano meccanismi virtuosi di emancipazione della comunità nel suo insieme, dei singoli quartieri. In contesti particolarmente degradati, percorsi partecipativi di lunga durata, ben radicati nei luoghi, possono favorire il senso di identità e di appartenenza al territorio, la tessitura di reti di fiducia fra cittadini, la creazione di nuove fondamenta nelle comunità per contrastare l’illegalità.
Esistono in Italia numerosi esempi di applicazione della strategia della partecipazione nell’ambito di programmi di riqualificazione e rinnovo urbano. Un esempio su tutti è il Progetto Periferie del comune di Torino, basato sulla partecipazione dei cittadini e delle associazioni. Gli interventi vengono concordati con le Circoscrizioni e partono da programmi di riqualificazione complessi o da bisogni avvertiti dai cittadini stessi. A Torino vengono attivate strutture territoriali (Laboratori) che aggregano i soggetti più rilevanti dei quartieri (associazioni, soggetti economici, servizi comunali, volontariato, cittadini, ecc.) ed acquisiscono istanze, esigenze, bisogni e suggerimenti, per arrivare a delineare proposte d'intervento e progetti condivisi. Un buon esempio da seguire anche a Napoli; con l’attuazione delle Municipalità, infatti, si potrebbe prevedere la partecipazione attiva dei cittadini nella progettazione dei piani e dei programmi urbani previsti.
L’Amministrazione Comunale di Napoli ha in essere molteplici interventi di riqualificazione e di rinnovo urbano che riguardano ambiti compresi nel centro storico, nel tessuto consolidato e nelle periferie. Si tratta di interventi promossi dal Comune, da altri Enti pubblici e da operatori privati, che possono essere diretti o indiretti mediante cioè strumenti urbanistici attuativi. Per un approfondimento si può consultare il dossier “Cento progetti per Napoli” pubblicato nel sito www.comune.napoli.it in “Urbana”. In esso sono descritti: Interventi di Riqualificazione Urbana, Programmi di Recupero Urbano, Contratti di Quartiere II, progetti di parchi e giardini, interventi in campo ambientale e nelle infrastrutture di trasporto. Sono inoltre consultabili i Piani Urbanistici Attuativi (PUA). Nella redazione e nell’attuazione dei programmi e interventi descritti, però, l’amministrazione comunale di Napoli non ha previsto alcun percorso di coinvolgimento e di partecipazione dei soggetti locali destinatari degli interventi stessi, tranne che nel caso del programma innovativo in ambito urbano per la zona costiera di San Giovanni a Teduccio che in seguito descriveremo. Eppure proprio Napoli, per iniziativa della stessa amministrazione comunale, nel 2000 aveva svolto un ruolo da pioniere nel campo dell’urbanistica partecipata e comunicativa con l’adesione al concorso promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e dal WWF. Come tema progettuale fu scelta la riqualificazione del quartiere di Chiaiano che presenta un patrimonio di aree agricole e naturali di grande valore. L’idea cardine fu il recupero dell’identità del quartiere attraverso la valorizzazione delle aree agricole e naturali residue. Attraverso l’attivazione di laboratori di progettazione partecipata nelle scuole e di forum di quartiere si è data la parola ai cittadini, grandi e piccoli, per conoscere i loro bisogni, le loro aspettative e le loro proposte, in seguito una parte dei progetti che ne sono scaturiti è stata realizzata per lotti.
Il Comune di Napoli insieme all’Ente Parco delle Colline di Napoli ha aderito anche alla terza edizione del Concorso INU-WWF con il caso di studio della “Riqualificazione e valorizzazione delle aree di accesso alla Selva di Chiaiano. Recupero dei sentieri ed elaborazione di un abaco di interventi. Progettazione della cartellonistica tipo del parco. Statuto dei luoghi”. Anche in questo caso l’amministrazione comunale ha attivato forme di partecipazione dei cittadini e degli studenti locali soprattutto per la stesura delle linee-guida dello Statuto dei luoghi. I gruppi di progettazione iscritti al concorso hanno seguito tutto l’iter partecipativo e il gruppo vincitore dovrà contemplare forme di partecipazione dei cittadini anche nella definizione del progetto esecutivo degli interventi.
Le iniziative dell’amministrazione napoletana nel campo dell’urbanistica partecipata però, soffrono di forme di intermittenza, discontinuità e strabismo, gli assessorati vivono una cronica mancanza di coordinamento e alcune volte un ente sviluppa iniziative in contrasto con quelle di un altro e ognuno va per la sua strada. E’ questo il caso ad esempio del programma di edilizia pubblica sostitutiva degli alloggi realizzati con i fondi della L. 25/80 che, a Chiaiano, ha visto la realizzazione di nuove residenze pubbliche proprio sulla collina che era stata individuata dagli abitanti per realizzarvi spazi verdi, per la socializzazione e per il gioco dei bambini e dei ragazzi.
Un altro esempio di percorso partecipativo promosso a Napoli è il progetto Agenda21 “Napoli sostenibile e partecipativa” arrivato alla terza annualità, che coinvolge prevalentemente bambini e ragazzi che vivono in alcuni ambiti territoriali pilota e che ha visto una forte partecipazione di giovani under 14. L’elemento portante di tutto il processo è l’attivazione di laboratori didattici e di forum per adulti nei diversi quartieri oggetto della sperimentazione, sui temi della riqualificazione di Bagnoli e della riqualificazione di piazze, cortili scolastici, aree verdi, percorsi.
Con l’approvazione della Legge Regionale n.16/04 “Norme sul governo del territorio” che all’art. 5 prevede l’adozione di forme di pubblicità, consultazione e partecipazione dei cittadini in ordine ai contenuti delle scelte di pianificazione, in Campania potrebbero aprirsi uno spiraglio per la partecipazione delle comunità locali nella redazione di piani urbanistici generali o attuativi. Il primo esempio al riguardo è proprio il percorso partecipativo promosso dal Comune di Napoli per definire gli interventi sui luoghi pubblici del quartiere di San Giovanni a Teduccio previsti dal PUA sopra richiamato. Si è partiti con un incontro pubblico che ha coinvolto un centinaio di cittadini, associazioni, rappresentanti di categoria, gestito con la metodologia dell’Open Space Tecnology, nel quale si è affrontato il tema del rapporto del quartiere con il mare, ma anche temi specifici scaturiti dalla discussione stessa. Successivamente si è dato avvio ad un Laboratorio progettuale all’interno del quale trenta cittadini hanno lavorato con i tecnici per collegare la piazza, il cuore storico del quartiere, al mare, attraverso un sistema di terrazze e giardini che scavalcherà la ferrovia
Lo scorso anno è stato attivato un percorso di consultazione per la redazione del Piano strategico della città di Napoli, che ha visto l’attivazione di tre Forum tematici con approfondimenti svolti in vari tavoli di lavoro, cui sono stati invitati a partecipare esponenti della società civile, intellettuali, associazionismo e cittadini designati dall’amministrazione comunale all’interno di un organismo denominato Consulta dei sostenitori. Esistono a Napoli anche esperienze facenti capo all’area dell’auto-organizzazione, fra queste quella promossa dal Collettivo Politico di Architettura che ha avviato una campagna di sensibilizzazione dei cittadini e delle associazioni locali sul progetto di trasformazione dell’ex area industriale di Bagnoli. L’iniziativa ha visto il coinvolgimento delle scuole della zona con incontri miranti ad illustrare la storia dei luoghi, le previsioni del piano regolatore e le trasformazioni in atto. Successivamente è stata organizzata una passeggiata sulla linea di costa a cui hanno partecipato alcune centinaia di persone. Infine presso la Facoltà di Architettura si è svolto un pubblico dibattito a cui hanno partecipato esperti, esponenti dell’associazionismo e cittadini. Altre esperienze di auto-organizzazione riguardano la gestione dei beni comuni come l’acqua, la gestione del ciclo dei rifiuti e sono documentate in altri articoli di questo numero della rivista.

*Articolo pubblicato in Carta Mensile, "Napoli un Posto al sole",n.5, maggio 2007.

mercoledì 23 gennaio 2008

mio, tuo, nostro

taglio e incollo la parte conclusiva del post che Daniela ha inserito oggi nel sito di decidiamoinsieme:

"Infine, mi deprime un po’ anche la limitatissima capacità di tessere nostra, e della società locale attiva più in generale.Per esempio, mi arriva da varie parti la notizia che Greenpeace ha lanciato una iniziativa intitolata differenziamoci. Proprio come la nostra.E’ una proposta interessante, e potrebbe forse intrecciarsi senza danni per nessuno con quella che faticosamente cerchiamo da giorni di lanciare.Però “noi” e “loro” non ci parliamo, e più in generale i tanti soggetti di questo tipo non hanno l’abitudine di parlarsi (e i luoghi per farlo) e provare a fare rete.L’effetto di tutto ciò, però, è che le iniziative — se pure decollano — sono destinate a restare isolate, semi-invisibili o addirittura si danneggiano vicendevolmente. Che non mi pare affatto un buon risultato.
Farò pertanto un tentativo di contattare questi altri differenziatori (e anche altri soggetti simili), ma inviterei i diretti interessati (ove mai gli capiti di passare di qui) a fare altrettanto, e chi può dare un mano a fare rete a battere un colpo. "

e mi chiedo: mentre ci stiamo prodigando per fare cantiere, facciamo cantiere ?

e dunque sulla proposta differenziamoci invito i lettori di questo blog, se l'idea convince, a dare una mano comunicando a decidiamoinsieme la vostra adesione e offrendo proposte e aiuto concreto.

susi