faccio appello, in particolare a chi si interessa di studi demografici, per chiedere un commento a questo "studio in sintesi" pubblicato da lavoce.info dal titolo "Figli e lavoro: due regioni, due storie diverse".. Il confronto è fra Emilia-Romagna e Campania e le variabili considerate sono il tasso di occupazione femminile (27,3% in Campania - 62,1% in Emilia-Romagna) e il tasso di natalità (1,42 in Campania - 1,47 in Emilia-Romagna). Il fatto che tra il 2008, anno in cui si chiude la forbice che divideva le due regioni (con tassi appaiati sul valore del 1,45%) storicamente caratterizzata da tassi di natalità più alti in Campania, e il 2009 in Campania il tasso scenda di tre punti mentre in Emilia-Romagna sale di due punti si spiegherebbe, secondo gli autori (Del Boca- Rosina) con i livelli fortemente differenziati dei servizi per le famiglie e degli strumenti di conciliazione (asili nido e simili). Non è tanto soprendente l'azzardo di questa interpretazione, considerati i livelli del divario tra i due tassi di occupazione (ben 35 punti), nè il senso generale di un confronto che si propone di valutare un fatto molto particolare (le politiche di conciliazione) utilizzando macrovariabili (fatti molto generali) che in sè contengono una pluralità di cause e di fattori intervenienti (quello più segnalato nei commenti è l'immigrazione). E' il clima culturale in cui si sviluppa questo studio, l'impronta progressista e l'autorevolezza dell'autrice e dell'autore quello che mi sorprende, la scioltezza con cui si presentano divari imbarazzanti che denunciano mondi diversi e ... la Campania. Alain Tourain ha commentato la condizione dell'occupazione femminile in Campania in un recente incontro di studio promosso dall'Associazione Rive Mediterranee che si è tenuto nella sala della Giunta Regionale della Campania e a cui ho avuto la fortuna di partecipare, come una condizione generalizzata di aperta demotivazione e di assenza di desiderio. Concetti a mio avviso estendibili anche alla questione della natalità. Mi soprende che la condizione della Campania, i 35 punti in meno nel tasso di occupazione femminile, siano e facciano da sfondo a una discussione sulla sussistenza di servizi e di diritti di alto profilo come quelli legati alla conciliazione senza che nessuno, nemmeno nella lunga striscia di commenti, si soffermi sull'aperta disuguaglianza e sull'assenza di diritti che oggi mostra la condizione generale di vita in Campania, delle donne e non solo. Ho torto?
susi veneziano
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giovedì 25 febbraio 2010
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sabato 7 novembre 2009
Costituzione Lavoro Mezzogiorno
Il convegno di questa mattina, al quale ho assistito, era centrato sul tema del lavoro, rispetto ai principi fondanti della costituzione e qui nel Mezzogiorno. L'ho lasciato all'inizio di una comunicazione sulla condizione femminile (che avevo letto sul sito e considerato che si era fatta l'ora di tornare a casa), pensando tra me e me: se la repubblica nostra è fondata sul lavoro è una repubblica di maschi. Gli interventi di Rusciano, Dell'Aringa e Pugliese sono stati molto interessanti ma soprattutto è apparso evidente in tutti gli interventi che le politiche attive del lavoro hanno registrato un sostanziale fallimento, il peggiore dei fallimenti possibili: l'aumento del dualismo territoriale con il forte e progressivo arretramento delle condizioni di occupazione nelle regioni del Sud rispetto alla capacità di crescita delle aree più sviluppate. Si torna dunque a parlare, come è necessario, di politiche di sviluppo (industriale e della qualità) e di politiche di welfare (e di riforma degli ammortizzatori sociali, con misure che curino anche l'assistenza e la lotta alla povertà). Sono le chiavi entro cui si dovrebbe intervenire per attivare una crescita equiilibrata di lavoro in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna.Si fossero capite una ventina di anni fa, queste cose che adesso appaiono così visibili e semplici da capire, che oggi sono affermate e assodate con sciolto buon senso, forse non saremmo così indietro e così in basso, tanto in basso che venirne fuori è davvero molto difficile.
Ma a parte quello che penso io e per compensare la mia ridotta capacità e disponibilità di raccontare più estesamente cosa si è detto nel convegno, suggerisco di consultare i materiali di preparazione che trovate qui, nel sito della Fondazione.
susi veneziano
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