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venerdì 12 marzo 2010

al peggio non c'è fine

"Il razzismo di Stato sarà respinto dalla realtà: i bambini, soprattutto, riuniti in aula e sorridenti, chi può odiarli nel paese delle mamme?" Scrive Gigi Sullo nell'editorale di questa settimana, dal titolo Carriole, che trovate qui e che può funzionare, più in generale,  da integratore antidepressivo per chi non è pompato e strafatto dall'adrenalina delle elezioni.
Nel numero di questa settimana Carta parla anche di scuola, e manda in onda un servizio su quello che sta avvenendo nelle scuole romane, amministrate da un assessore razzista, con l'introduzione delle quote.
Giusto in tempo per vederci arrivare addosso la sentenza della Corte di Cassazione che recita «L’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori».

Un commento alla notizia, sempre su Carta, lo trovate qui

venerdì 26 febbraio 2010

primo marzo

 
Appello del Comitato NO TAV Torino
1° Marzo 2010
24 ore senza di noi
Questo sito web aderisce alla giornata di lotta dei migranti
Dedichiamo la nostra home page di oggi a tutti i migranti

Il prossimo 1° Marzo sarà una giornata di lotta dei migranti, una giornata per i diritti e la dignità dei migranti, una giornata contro il razzismo e lo sfruttamento.
Il nostro impegno per la difesa dei beni comuni non può essere disgiunto da un impegno a fianco dei migranti.
I migranti non possono essere lasciati soli, in balia di governi che promuovono leggi razziste, in balia di una cultura di odio che li criminalizza e li sfrutta, una cultura xenofoba e fascista che nega il valore del loro lavoro mentre dimentica che siamo noi stessi un popolo di emigranti.
E' una battaglia comune di civiltà, la loro e la nostra, una battaglia in difesa di spazi di democrazia sempre più esigui, in difesa della nostra Costituzione.

L'adesione alla giornata di lotta si può esprimere in tanti modi concreti: nelle piazze, nei luoghi di lavoro e in tante altre sedi. Proponiamo anche una forma che dia maggiore visibilità al nostro impegno e invitiamo chiunque abbia un sito web a prendere alla lettera, mettendolo in pratica, lo slogan che riassume la giornata di lotta dei migranti:
il 1° Marzo oscurate il vostro sito web per 24 ore sostituendo la home page con una pagina gialla (colore scelto per la giornata di protesta) in cui spiegate le ragioni dei migranti e date risalto alle iniziative programmate nella vostra città.

mercoledì 13 gennaio 2010

Rosarno. E ora? Lunedì 18 alle ore 17 in CGIL il Forum antirazzista della Campania


E' fissato per il prossimo lunedì il Forum antirazzista della Campania, per discutere dei fatti di Rosarno e delle iniziative da prendere. Intanto proponiamo qui l'invito di Carta a mobilitare associazioni e cittadinanza contro il razzismo e lo sfruttamento dell'immigrazione.



Rosarno. E ora?
dal sito di Carta, 12 Gennaio 2010

In molte città organizzazioni sociali, gruppi di migranti, pezzi di sindacato e chiese si muovono contro il razzismo. Qualche proposta di Carta per promuovere ovunque incontri.

Di racconti e analisi su quel che è accaduto a Rosarno se ne trovano molti sul sito di Carta, nel prossimo settimanale e naturalmente anche altrove. Sembra anche che vi sia, in giro per il paese, tra comunità migranti e associazionismo diffuso, sindacati e chiese, una gran voglia di correggere l’immagine di paese razzista che l’Italia ha dato di sé come ha, per esempio, raccontato il Guardian di Londra. Inoltre, altre cacce al «clandestino», o meglio agli schiavi dei campi, si annunciano in diverse regioni. Sullo «sciopero dei migranti» del primo marzo aumentano dibattito e adesioni. A Caserta, una delle zone agricole in cui si sfruttano migranti, il 17 gennaio si terrà una manifestazione. La Cgil annuncia iniziative l’*11 febbraio* e il 20 marzo. Il 24 gennaio si terrà un’assemblea nazionale della Rete antirazzista, promotrice del grande corteo di ottobre.

Quel che Carta vorrebbe proporre a tutti, sul modello del Clandestino Day che nel settembre scorso mobilitò 400 organizzazioni in sessanta città, è di promuovere ovunque possibile incontri e dibattiti, utilizzando il libro di Antonello Mangano «Gli africani salveranno Rosarno» o quello di Chiara Sasso «Trasite. favorite» sull’esperienza di accoglienza dei rifugiati in paesi calabresi come Riace, o film come «U stissu sangu», «In between»
, «Come un uomo sulla terra», o altri libri e film ancora, o spettacoli teatrali come «Identità di Carta».

Lo scopo, secondo noi, dovrebbe essere quello di informare il maggior numero di cittadini possibile su quale sia la verità sulla condizione dei migranti, e quanto razziste e controproducenti siano le politiche del governo, in particolare del ministro degli interni Maroni, o di quella Mariastella Gelmini che istituisce forme di apartheid nelle scuole. Se nel maggior numero di città si organizzeranno forme, anche le più diverse, di informazione e di invito alla discussione, di certo manifestazioni e scioperi se ne gioveranno. E a questo scopo sarebbe utile che associazioni, movimenti, parrocchie o centri sociali, insomma ogni organizzazione sociale cerchi di dialogare e lavorare insieme ad altri nella stessa città.

Eventuali iniziative vanno segnalate a carta@carta.org.
Articoli, notizie e appuntamenti in continuo aggiornamento sono su questo sito e su clandestino.carta.org.

domenica 29 novembre 2009

Ponticelli. Colpevole di essere rom

Gianluca Carmosino
[Carta - 27 Novembre 2009]

Il Tribunale dei minorenni di Napoli ha respinto le richieste della difesa per la ragazza rom accusata del rapimento di una neonata. Agghiacciante la motivazione: «L’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom».

Ricordate la storia della ragazza rom di Ponticelli, Napoli, accusata di aver tentato di rapire una neonata? Il Tribunale per i Minorenni di Napoli, in sede di appello, ha rigettato le richieste della difesa e nei giorni scorsi ha reso nota la motivazione. Nel provvedimento si legge: «Emerge che l’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l’essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende concreto il pericolo di recidiva». Per il Tribunale dunque esiste di un nesso di causalità tra l’appartenenza alla comunità rom e la possibilità di commettere reati. «Questo assunto, sfacciatamente razzista, si traduce nella decisione di non concedere nemmeno misure alternative alla carcerazione», commenta l’avvocato della ragazza rom, Cristian Velle. Secondo il Tribunale «sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano misure inadeguate anche in considerazione alla citata adesione agli schemi di vita rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole».
Aggiunge Cristian Valle: «In modo sconcertante, si afferma l’opzione del carcere su base etnica, e, attraverso la definizione di ‘comune esperienza’, i più biechi e vergognosi pregiudizi contro la minoranza rom vengono elevati al rango di categoria giuridica. In un paese che sanziona la clandestinità come reato, l’intera vicenda della ragazza rom è rappresentativa dell’accanimento giudiziario contro gli stranieri che gravemente annichilisce i diritti umani».
A.V., questo il nome della quindicenne rom accusata di aver rapito la neonata a Ponticelli nel maggio 2008, è stata accusata dalla madre della neonata, unica testimone dell’avvenimento, che finora però ha fornito una versione dei fatti poco verosimile. Secondo il racconto della madre A. V. sarebbe riuscita a introdursi nella sua abitazione dove, approfittando del fatto che la neonata sarebbe rimasta per pochi attimi sola in cucina, sarebbe riuscita a «rapire» la neonata e a uscire dall’appartamento, il tutto in pochi secondi, senza produrre il minimo rumore e senza provocare il pianto della bimba.
Nonostante ciò, il Tribunale per i Minorenni ha condannato la minore rom a 3 anni e 8 mesi, fondando la decisione di colpevolezza sul presupposto che la madre della neonata non avrebbe avuto alcun interesse ad accusare la minore rom se il fatto non fosse accaduto.
La difesa della ragazza rom ha sempre denunciato la violazione dei diritti fondamentali come, ad esempio, la mancata traduzione degli atti nella lingua conosciuta dall’imputata, questione più volte sollevata ma sempre respinta, nonostante le dichiarazioni della mediatrice culturale che accolse a Nisida la ragazza rom, secondo la quale A.V. al momento dell’arresto non comprendeva minimamente la lingua italiana. Ma ogni richiesta della difesa è stata sistematicamente respinta, perfino la richiesta della messa alla prova e l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con la motivazione che A.V. potrebbe avere ingenti patrimoni nel suo paese d’origine. Non le è stato concesso alcun beneficio di legge benché la minore risulti incensurata e in stato di abbandono. I familiari di A.V., infatti, sono scappati a seguito della devastazione del campo rom e delle persecuzioni verificatesi a Ponticelli. La sentenza d’appello ha confermato in pieno quella di primo grado e si attende ora la decisione della Corte di Cassazione. Con il processo ancora in corso, la piccola rom si trova in custodia cautelare nel carcere di Nisida da un anno e mezzo. A nulla sono valse le motivate istanze di scarcerazione.

mercoledì 18 novembre 2009

Solitudini

COME È POSSIBILE DIMENTICARE LA TRAGEDIA DI SAN NICOLA VARCO?

Caro direttore, come è possibile che una sera d’autunno, nella civilissima Italia europea, 800 persone siano state rimosse, come si rimuovono le cose senz’anima, da uno schieramento di polizia, carabinieri, finanza che disegnava una vera e propria azione di guerra (e della quale l’ineffabile ministro Maroni ha esplicitamente gioito)? Come è possibile che ottocento (provate a contare fino a ottocento e calcolate quanto tempo ci vuole) storie, fatte, come tutte le storie, di tenerezza, affetti, figli, madri, mogli, fratelli, libri, fotografie, lasciati nel loro poverissimo paese di origine per cercare una fortuna, la fortuna di un lavoro, di un salario, possano essere calpestate, disperse? Come è possibile che tranne in pochi articoli su qualche giornale o in avari servizi televisivi, nessuno abbia mostrato di indignarsi? Come è possibile che non un solo intellettuale, non un solo dirigente politico nazionale, abbia sentito il bisogno di stare lì dove il cuore e la ragione (merci assai rare, peraltro) avrebbero dovuto portarli?
Come è possibile che le troupes di trasmissioni «radicali» che ci raccontano ossessivamente solo le vicende della politica, non abbiano ripreso quell’insensato e feroce sgombero? Come è possibile che nessuno, dico nessuno (fatta eccezione per una parte del sindacato), abbia chiesto il conto al governo nazionale per questo atto di chiara matrice razzista e fascista?
Come è possibile che di fronte a un agglomerato disumano come era quel ghetto che da anni cresceva «vigoroso» e «visibile», molto «visibile», non si siano predisposte soluzioni sociali adeguate?
Come è possibile che nessuno (autorità pubbliche locali, provinciali, regionali e nazionali) abbia chiesto scusa agli immigrati per l’oltraggio che subivano?
Come è possibile che non un solo datore di lavoro di quelli che pure sfruttano questi ragazzi, abbia sentito il bisogno di ribellarsi di chiedere soluzioni adeguate, di mobilitare le associazioni d’impresa?
Se spettrale è il silenzio della politica, ancor più spettrale appare quello della cultura chiusa nei suoi templi di cartapesta, nelle sue congreghe, nei suoi privilegi.
Privilegi mai tanto palesemente ingiustificati. A San Nicola Varco la Campania ha svelato il suo volto peggiore, indifferente, senza etica pubblica, incompetente. Si poteva fare di più. Molto di più.
Il governo di destra accattone, violento e ignorante che ci ritroviamo non si batte con le giaculatorie o le dichiarazioni di principio. Si batte lavorando dentro le contraddizioni aspre che apre, e scegliendo di stare dalla parte di chi subisce i torti più amari. Ma, quei ragazzi non votano, privati da una concezione monca della cittadinanza, dell’esercizio del più elementare diritto democratico. Forse, se avessero avuto quel diritto non sarebbero stati così soli, così invisibili. Le loro storie avrebbero assunto il volto seducente di un voto e questo, inevitabilmente, avrebbe portato all’ingresso di San Nicola Varco tanta più «disinteressata» attenzione.
Adesso vagano senza fissa dimora nella ricca Piana del Sele. Soli e disperati. Privati anche di quelle casupole di lamiera e cartone che, forse, adesso gli sembrano delle case vere. Chi saprà mai quanti hanno composto il numero verde che la inutilmente solerte assessore regionale alle Politiche sociali, ha messo a disposizione della loro solitudine?

Luisa Cavaliere
Lettera al Corriere del Mezzogiorno pubblicata il 17/11/2009

La risposta del "Direttore", per chi volesse toccare con mano i contenuti di quel "volto peggiore", è qui, tra "le risposte in cui il fatto scompare"....

Altri post su San Nicola Varco

lunedì 13 luglio 2009

Ci dichiariamo clandestini

Ci dichiariamo clandestini
Pierluigi Sullo
[Carta 10 Luglio 2009]

Dal giorno dell’approvazione del cosiddetto «pacchetto sicurezza», insomma le leggi razziali, sta accadendo, qui nella redazione di Carta, qualcosa di non proprio inatteso ma certo sorprendente per dimensione: persone telefonano, vengono qui o visitano il sito bottega.carta.org per assicurarsi una o più magliette «Clandestino». Un nostro amico e abbonato che ho incontrato all’Aquila, al Forum sulla ricostruzione sociale, persona molto seria e mite che aveva sfidato la sorveglianza occhiuta della città del G8 circolando con la nostra maglietta, mi ha raccontato che il sabato prima, alla manifestazione di Vicenza, aveva incrociato molti altri che si «dichiaravano clandestini», come dice il nostro invito a comprarla: «E poi – ha aggiunto il nostro lettore – subito si stabiliva una complicità, tra noi ‘clandestini’». Un altro nostro socio dice che vuole lanciare nella sua regione, il Molise, una campagna simile a quella delle bandiere della pace, a suo tempo: una bandiera «Clandestino» ai balconi e alle finestre di casa [ebbene sì, abbiamo prodotto anche le bandiere]. Il responsabile del settore immigrazione della Cub, sindacato di base, ci scrive invece che dirsi «clandestino» è minoritario, molto meglio dire «siamo tutti cittadini». Gli ho risposto che le due cose non si escludono, e ho citato l’episodio caro al nostro amico Mario Pezzella, docente a Pisa: quando ad Auguste Blanqui, rivoluzionario francese processato per sovversione nell’Ottocento, il giudice chiese di declinare la sua professione, lui rispose: «Proletario». All’epoca la parola non significava altro che «proprietario solo di figli», cioè poveraccio, ma il fatto che Blanqui fosse riuscito a formalizzare su un atto processuale quella condizione, fino ad allora negativa, ne rovesciò il senso: quello che era quasi un insulto, divenne una nuova identità, da cui il celebre «proletari di tutto il mondo unitevi». Senza voler essere immodesti, abbiamo l’impressione che «clandestino» funzioni in modo simile, dato che la si indossa non solo per denunciare pubblicamente la legge razzista, ma anche in quanto cittadini [come dice il compagno della Cub] i cui diritti vengono calpestati, come a Vicenza o all’Aquila. Fatto sta che una maglietta escogitata lo scorso anno, e già diffusa in sei o settemila esemplari, oggi conosce una nuova, grande ondata di richieste [che per la verità non si era mai spenta, anche se era ridotta a uno sgocciolio quotidiano].

Non solo: all’Aquila c’era anche un’amica napoletana che indossava con fierezza professionale la maglietta «Clandestino Doc», inventata e prodotta in mille esemplari da un gruppo di medici dell’ospedale Gemelli di Roma: il «Doc» sta per dottore, infatti, e alle lettere è intrecciato uno stetoscopio. Quando ce lo dissero, noi dichiarammo la nostra contentezza per aver stimolato la loro creatività. «Io sono neonatologa – mi ha spiegato la compagna di Napoli – e lo sai cosa significa quella legge per i bambini dei migranti?». Purtroppo lo so: la paura di partorire in ospedale e di portarci il bambino. Un effetto talmente inumano, tra molti altri, che questa faccenda della maglietta è solo un pallido indizio di quel che sta succedendo nei piani di sotto della società, quella su cui quel tipo di leggi cadono come pietre. La si potrebbe chiamare ribellione civile, disobbedienza, auto-aiuto, o ancora moto di indignazione che tenta di organizzare da sé quel che lo Stato ha deciso di non fornire più, ossia la protezione sociale, la buona relazione tra abitanti, la salute pubblica, la tutela del diritto [quello della Costituzione, secondo la quale tutti gli esseri umani sono uguali, non solo quelli dotati di passaporto italiano]. «Io ospito i clandestini. E tu?», è la sfida che il parroco di Bonefro, in provincia di Campobasso, ha trasformato in uno striscione appeso all’ingresso della chiesa di San Nicola.

Manifestazioni e sit in sono annunciati in varie città, a Cecina si tiene l’annuale Meeting antirazzista e ad Oristano il festival promosso dall’associazione Dromos, il cui titolo è – guarda un po’ – «Clandestino». Moltiplicate per centinaia, per migliaia, le reti e associazioni e parrocchie che si stanno dando da fare per violare una legge inaccettabile per l’etica civile e per quella cristiana, e forse Maroni vi apparirà per quel che è: un mediocre investitore alla borsa dell’odio. La bolla speculativa del razzismo potrebbe scoppiare presto.

Qui altri commenti e informazioni sulla campagna "Mi dichiaro clandestino"

lunedì 6 luglio 2009

L'incontro di oggi in Cgil

Oggi in Cgil l'incontro sul tema "Contro la criminalizzazione delle persone migranti. Per una società più giusta, solidale, accogliente" Sala Federico CGIL via Torino Napoli ore 17,00. L'incontro è promosso da associazioni e movimenti di cittadinanza responsabile ed è introdotto da una relazione del magistrato Angelo Caputo.

Su Repubblica Napoli, 6 Luglio 2009

Se il diverso diventa un nemico
di Andrea Morniroli

Prima di tutto, occorre denunciare che Berlusconi e la Lega con l’approvazione del decreto sicurezza si sono assunti la responsabilità di sancire la definitiva acquisizione nel nostro ordinamento giuridico di forme di razzismo istituzionale. Ma con altrettanta chiarezza va detto che tanti altri in questi anni hanno contribuito a costruire quel clima politico culturale che ha reso possibile tutto ciò. Si tratta di quei tanti politici e opinionisti, di tutte le parti politiche, che in questi anni hanno alimentato le paure delle persone nei confronti dei migranti non avendo il coraggio di provare ad arginare il fiume di cattiveria e xenofobia che andava montando nel nostro Paese nel timore di perder consenso e lettori. Continua...

venerdì 3 luglio 2009

Il nostro dissenso

Sabato 4 luglio h 11
sit-in davanti alla prefettura di Napoli
Si invitano tutti ad indossare la maglietta con la scritta "clandestino"

Napoli, 2 luglio 2009
PACCHETTO SICUREZZA: ABBIAMO SOLO DA VERGOGNARCI

Il Senato ha approvato oggi il cosiddetto Pacchetto Sicurezza del ministro degli interni Maroni.
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.
"Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali". Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli USA una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell'omelia del Mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Esodo 22,20).

Alex Zanotelli

giovedì 2 luglio 2009

Sicurezza

Segnali di Fumo, Cantieri Sociali, Comitato Albergo dei Poveri, Gesco, Psichiatria Democratica, Arci, Cgil, Comunità di S. Egidio, Arci-gay, Atn, Giuristi Democratici, Magistratura Democratica (sezione napoletana), Cooperativa Sociale Dedalus, Associazione Priscilla, Andare Oltre, Ass. Idea, Centro Hurtado, Comunità di base del Cassano, Scuola di Pace, Chi rom e chi no, Circolo Legambiente “La gru” di Scampia, Federconsumatori Napoli e Campania

promuovono un incontro
sul tema

CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DELLE
PERSONE MIGRANTI

PER UNA SOCIETA’ PIU’ GIUSTA, SOLIDALE, ACCOGLIENTE


• una riflessione collettiva sul pacchetto sicurezza appena approvato che introduce, tra l’altro, il reato di immigrazione clandestina e che, più in generale, avrà effetti nefasti sulla convivenza civile e sul sistema dei diritti e ridurrà gli spazi di democrazia;

• per definire e lanciare una campagna politica e culturale che proponga scelte, politiche e interventi di convivenza, di accoglienza, di pari opportunità di cittadinanza

Incontro pubblico
Sala Federico CGIL via Torino Napoli
6 luglio 2009 ore 17,00

Relazione di
Angelo CAPUTO
Magistrato

Interventi e dibattito

martedì 30 giugno 2009

reato di clandestinità

".....l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli».leggi tutto l'appello dei giuristi

Siamo e saremo contrari/e alle norme che fanno della immigrazione clandestina un reato.

E' un segnale positivo che già molti si sono detti disposti a promuovere un'inziativa. A segnali di fumo, cantieri sociali, comitato albergo dei poveri, gesco e psichiatria democratica si sono subito aggiunti arci, cgil, comunità di s.egidio, arci-gay, atn e giuristi democratici.
L'iniziativa si terrà il 6 luglio alle ore 17,00 presso la Sala Federico della CGIL via Torino, Napoli, con una relazione, al momento, di Angelo Caputo, magistrato.

lunedì 22 giugno 2009

Forum antirazzista della Campania


il forum si riunisce oggi
alle ore 17
in Cgil via Torino 16
Napoli

lunedì 25 maggio 2009

Forum Antirazzista della Campania/2 - 27 maggio ore 17 Cgil Via Torino Napoli

Non avremmo mai pensato di dover vivere in un Paese dove, il giorno dopo che tre balordi danno fuoco per noia a un senza fissa dimora bengalese ad una stazione della metropolitana di Roma, un ministro degli interni, per tutto commento, potesse dichiarare che “occorre essere cattivi con i clandestini”. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove Joy, ragazza nigeriana di 22 anni, costretta a prostituirsi, è morta di tbc perché non ha trovato il coraggio di andare in ospedale per paura di essere denunciata in quanto non in regola con il permesso di soggiorno. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove quasi ogni giorno una persona transessuale viene picchiata, denigrata, violata nella sua dignità, a volte uccisa solo perché differente nella sua identità di genere. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove vi sono città in cui si può essere uccisi a sprangate solo per aver rubato qualche biscotto
Non avremmo mai pensato di doverci vergognare di vivere in un Paese dove una semplice condizione umana basta per essere considerati criminali.
Non riusciamo a credere di stare in un Paese dove qualcuno si può permettere anche solo di proporre che sui pulman vi siano posti riservati agli italiani; dove una mamma migrante, per la sola colpa di non avere un permesso di soggiorno, può subire l’ignobile e inaudita violenza di non poter riconoscere il proprio bambino; dove esponenti del governo, con orgoglio e mostrando i muscoli possano rivendicare la portata storica di aver “respinto” qualche centinaio di disperati che sfuggivano da guerre, sfruttamento, abusi di ogni tipo.
Crediamo che tutto questo è il risultato di una deriva drammatica e devastante che arriva da lontano. E’ un’ondata razzista e discriminatoria nei confronti delle persone migranti che in questi anni è stata alimentata da una politica vigliacca e strumentale e che si è diffusa in modo ampio e profondo trovando facile presa nelle paure e nell’ignoranza, nel senso di precarietà e preoccupazione per il futuro che coinvolge milioni di cittadini italiani.
Un processo che, partendo dagli immigrati e dalle immigrate, si è allargato e sta caratterizzando e orientando la configurazione stessa della nostra società. Ha, consolidato, cioè, un’idea di società dove le identità si costruiscono e si riconoscono sul dominio o sull’annullamento delle altre identità differenti; dove la violenza non solo viene “sdoganata” ma assunta, in molti casi, come regolatrice delle relazioni umane, singole o collettive; dove le città diventano luoghi abitati non da cittadini ma da competitori sfrenati, dove gli ultimi, i differenti, i poveri sono spinti o costretti in periferie urbane e sociali senza diritti, senza opportunità, senza la possibilità di incidere sulle decisioni; dove le persone, come il territorio e il sapere, sono sacrificati e rapinati in nome del profitto.
Di fronte a tutto questo, come persone che da anni sono impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone migranti pensiamo che nessuno possa più limitarsi alla sola indignazione. Pensiamo che anche il silenzio, il non dire con chiarezze da che parte si sta equivalga in qualche modo ad essere complici. Pensiamo sia urgente che ognuno di noi, nei luoghi del suo impegno, ma anche in quelli di vita e di lavoro debba nel quotidiano e con continuità contrastare l’ondata di inciviltà, cattiveria e razzismo che ci sta sommergendo
Pensiamo sia venuto il momento della denuncia e di dichiarare la propria disobbedienza, civile, democratica e nonviolenta rispetto a norme che colpiscono chi è più fragile, che negano le persone che stravolgono ogni principio di eguaglianza e accoglienza.
Per queste ragioni, insieme ad altri e altre abbiamo proposto che in questa regione venga ripresa e rilanciata l’esperienza del forum antirazzista della Campania che 15 anni fa fu uno dei principali protagonisti del movimento antirazzista italiano e che anche oggi potrebbe essere il luogo ideale per un impegno e una iniziativa forte e unitaria
Pensiamo anche che nessuno di noi, per quanto bravo sia o per quanto grande e forte sia la sua organizzazione, da solo basti. Crediamo sia urgente mettere insieme le nostre storie, i nostri saperi, la nostra rabbia per contrastare quanto sta avvenendo, per proporre e costruire un’altra idea di comunità, centrata sull’accoglienza, sul rispetto dei diritti, sulla valorizzazione e la convivenza delle differenze
L’appuntamento è per mercoledì 27 maggio alle 17.30 alla Cgil in via Torino

Alex Zanotelli – Andrea Morniroli
La Repubblica Napoli, 25 maggio 2009

domenica 24 maggio 2009

Forum Antirazzista della Campania - 27 maggio ore 17 Cgil Via Torino Napoli

Il nostro Paese sta vivendo uno dei momenti più tristi e preoccupanti della sua storia politica, sociale e culturale. Un’ondata razzista e discriminatoria nei confronti delle persone migranti e rom viene proposta, sostenuta e alimentata dal Governo e dai suoi ministri e si sta diffondendo in modo ampio e profondo tra la popolazione trovando facile presa nelle paure e nell’ignoranza, nel senso di precarietà e preoccupazione per il futuro che coinvolge milioni di cittadini e di cittadine
Il pacchetto sicurezza si basa su un’idea che al di là delle specifiche e gravi ricadute sulla vita dei migranti e dei rom, sancisce la definitiva acquisizione nel nostro ordinamento di forme di razzismo istituzionale.
Il reato di immigrazione clandestina, che per la prima volta dopo le leggi razziali, considera reato non un comportamento ma una semplice condizione umana; l’allungamento dei tempi di detenzione nei centri di identificazione ed espulsione di persone che non hanno commesso nessun atto criminoso; l’inaudita violenza della norma che impedisce ad una madre di riconoscere il proprio bambino o la propria bambina solo perché non in regola con la normativa sul soggiorno, sono scelte legislative che offendono la nostra storia, la nostra Costituzione, la nostra cultura.
Di fronte a tutto questo, come persone che da anni sono impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone migranti e delle persone rom e che allo stesso modo si battono per contrastare ogni forma di razzismo e xenofobia, pensiamo che non si possa più restare a guardare. Pensiamo che anche stare in silenzio, non dire con chiarezza e in modo pubblico da che parte si sta equivalga ad essere complici. Pensiamo che sia venuto il momento della denuncia e di dichiarare la propria volontà di disobbedire, pur in modo civile e non violento, a tali norme che non solo offendono ogni principio di democrazia ma che non fanno altro che colpire chi è già vittima, chi è più fragile e in difficoltà
Pensiamo anche che nessuno di noi, per quanto bravo sia o per quanto grande e forte sia la sua organizzazione, da solo basti. Crediamo sia urgente mettere insieme le nostre storie, i nostri saperi, la nostra rabbia per contrastare quanto sta avvenendo, per proporre e costruire un’altra idea di comunità, centrata sull’accoglienza, sul rispetto dei diritti, sulla valorizzazione e la convivenza delle differenze
Per tutte queste ragioni proponiamo di dare vita al FORUM ANTIRAZZISTA DELLA CAMPANIA, che 15 anni fa fu uno dei principali protagonisti del movimento antirazzista italiano e che anche oggi potrebbe essere il luogo ideale per un impegno e una iniziativa forte e unitaria

Per tali ragioni chiediamo a tutte e tutti di incontrarci mercoledì 27 maggio alle ore 17.30 presso la Cgil in via Torino.

Alex Zanotelli, Adriana Buffardi, Andrea Morniroli, Elena de Filippo, Jamal Qaddorah, Giuseppe Brancaccio, Gennaro Sanges, Mark Antony Pererra, Teresa Granato, Giacomo Smarrazzo, Rosario Stornaiolo, Alfonso De Vito, Massimo Angrisano, Francesca Coleti, Pape Seck, Emiliano Di Marco, Wu Salvio, Wioleta Sardyka, Enzo Annibale, Sassi Fiore, Aldo Policastro, Marco Rimoli, Graziella Lussu, Renato Natale, Serena Sorrentino, Jan Beilong, Ugo Angelillo, Mone Moussa, Giancammillo Trani, Sergio D'Angelo.

giovedì 21 maggio 2009

Ridiamo vita al Forum Antirazzista della Campania

un appello per dare vita al Forum Antirazzista della Campania, che 15 anni fa fu uno dei principali protagonisti del movimento antirazzista italiano e che anche oggi potrebbe essere il luogo ideale per un impegno e una iniziativa forte e unitaria

e, per incoraggiamento, il video di Erri De Luca presentato ieri nella trasmissione "Che tempo che fa"

giovedì 14 maggio 2009

Mi dichiaro clandestino


Mi dichiaro fin da ora “clandestino”e farò di tutto per far si che queste norme non vengano applicate.

L’idea di stato e di società che porta con se il pacchetto sicurezza è quanto di più lontano si possa immaginare da quella cultura della cura e dell’accoglienza che aveva fatto del nostro Paese uno dei più avanzati al mondo in termini di legislazione in materia di diritti umani e civili, e allo stesso tempo di riconoscimento e vicinanza con le persone più fragili e differenti.
Penso che anche il silenzio, il non dire con chiarezza da che parte si sta equivalga in qualche modo ad essere complici. Penso sia urgente che ognuno di noi, nei luoghi del suo impegno, ma anche in quelli di vita e di lavoro debba nel quotidiano e con continuità contrastare l’ondata di inciviltà, cattiveria e razzismo che ci sta sommergendo.
Penso sia venuto il momento della denuncia e di dichiarare la propria disobbedienza, civile, democratica e nonviolenta rispetto a norme che colpiscono chi è più fragile, che negano le persone che stravolgono ogni principio di eguaglianza e accoglienza.


(L'intero articolo di Andrea su Liberazione)

ps abbiamo creato un gruppo su facebook. Aderite!!

mercoledì 13 maggio 2009

Il presidio


Mercoledì 13 Maggio alle ore 17, in via Toledo (altezza Ponte di Tappia - Largo della Feltrinelli)
presidio antirazzista contro l'approvazione del DDL "sicurezza" e le deportazioni di profughi operate dal governo Berlusconi, Per Nabruka Mimuni morta nel CIE di Ponte Galeria
e per ricordare l'incendio dei campi rom di Ponticelli esattamente un anno fa.



Il testo che segue è tratto dalla Relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso deli Stati Uniti d'America sugli immigrati italiani, Ottobre 1912. Lo ha segnalato Giampiero Arpaia. Grazie.


"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

giovedì 7 maggio 2009

il libro dei bianchi


dei meritevoli, degli osservanti, dei caritatevoli, dei buoni, dell'economia sociale di mercato, che si propone infatti di rimettere al mercato il welfare tutto quanto, salute, lavoro, politiche sociali. "La buona vita nella società attiva", il libro bianco sul futuro del modello sociale, lo trovare qui. Lo presenta il ministro del welfare dedicandolo ai giovani e alle famiglie (per bene?) proprio mentre va al voto del parlamento (con la fiducia ovviamente) il ddl sicurezza e il reato di clandestinità. Il presidente del consiglio incontra studentesche napoletane e raccomanda loro di non sporcare la città. Ma a noi fa piacere soprattutto la scuola multietcnica della Ferrovia (da decidiamoinsieme) e lo scoop che a Napoli Quagliarella c'è già.

aggiornamenti sull'argomento
un articolo  “Le trappole del libro bianco di Sacconi” e un saggio  "La rimozione della cittadinanza" di Laura Pennacchi 




mercoledì 8 aprile 2009

Attenzioni

stiamo imparando ?
c'è facebook e c'è la campagna "io curo non denuncio" e forse soprattutto c'è l'aver proposto e sostenuto una cosa per più che una cosa contro
c'è questa fatica, questo lavorare e ci sono queste attenzioni a mio avviso nella forza che ha accolto Abou cittadino onorario di Napoli
al sindaco penso che dobbiamo dire prego quando e semmai ci dirà grazie e pregarla di spiegare anche a chi collabora con lei in giunta che il caso di Kante è meglio non citarlo come esempio delle ideologie (ma si chiamano così anche le battaglie civili?) che ammazzano la verità, perchè forse esattamente del lavorio contrario si tratta, e di piccole importanti attenzioni.

venerdì 3 aprile 2009

ottima idea

su facebook c'è un gruppo che ha già superato il numero di 2000 persone e che chiede la cittadinanza onoraria per Abu, il bimbo di Kante nato al fetebenefratelli e non accolto alla vita nel migliore dei modi possibili.
Lo trovate qui. Finalmente la cittadinanzia responsabile ordinaria inizia a rispondere alle cose cattive con cose buone, a chiedere conto, a chiedere un risarcimento, e a non fare solo presidi a cui tra l'altro siamo sempre in pochissimie. E' un'ottima idea (poi ci diranno che non è possibile, che è una cosa lunga, che decide il consiglio e bla bla bla... ma per noi e soprattutto per Abu il tempo non è un problema, l'importante è avviare subito la pratica).
Il gruppo è qui. L'indirizzo a cui mandare la vostra mail di richiesta al sindaco è sindaco@comune.napoli.it. Altre notizie da Daniela (decidiamoinsieme)

e qui il codice per pubblicare il banner diffondi

mercoledì 25 marzo 2009

una scuola per bene

è davvero inquietante che in una scuola della Napoli bene dilaghino indifferenti l'ignoranza e il razzismo. Ma perchè dobbiamo andarcene noi da questa nostra città? E' possibile che i genitori di questa scuola non capiscano quanto sia importante impegnarsi per assicurare che domani a scuola ci siano tutti?

aggiornamento:
"ma per fortuna che c'è il Riccardo", diceva una canzone del buon Giorgio. Per fortuna che ci sono persone e risposte come questa e più in generale racconti ed esperienze come queste.