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venerdì 3 luglio 2009

Quei ragazzi persi per strada

di Giovanni Laino
Originale del testo pubblicato su Repubblica Napoli il 3 luglio 2009-07-03

L’assassinio del giovane musicista di strada, Petru Birlandenau a Montesanto ci ha scosso. Lavorando all’Università in via Forno Vecchio appartengo a quella affollata comunità di pratiche che frequenta piazza Montesanto che ancor più è stata impressionata dalla gratuità della violenza, dall’inefficacia preventiva di un modello di ordine pubblico che di fatto consente di fare quasi tutto a pregiudicati e gruppi di persone ben note alle Forze dell’Ordine. Credo sia comunque molto importante che la Giustizia faccia il suo corso e gli arresti sostenuti da prove sono un segno positivo dell’impegno della Polizia. Mi sento comunque molto amareggiato. Senza moralismi o sentimentalismi, non riesco a rimuovere facilmente il dato che conosco Marco, il 27enne incensurato, arrestato con l’accusa di essere uno degli esecutori del terribile raid. Erano i primi anni Novanta, quando riuscivo a fare anche un po’ di lavoro educativo frontale nell’Associazione e Marco era un ragazzo simpatico, molto sveglio, che pativa una lunga carcerazione del padre e spesso era terribile dando molto da fare agli educatori. Io stesso lo accompagnai al Teatro Politeama, in una bolgia per le prove per il casting del film diretto da Lina Wertmüller, “Io, speriamo che me la cavo”. Marco non fu scelto e, anche se è stato beneficiario di un inserimento lavorativo fatto con l’Associazione, anche più in generale, per ora, non se l’è cavata.
Credo sia colpevole confondere vittime e carnefici e da molti anni mi è chiara la responsabilità soggettiva delle persone che, pur dentro tante sollecitazioni ambientali, fanno scelte criminali.
Non nutro sentimenti di colpa: certo potevamo fare meglio e di più ma, con i nostri limiti, c’è l’abbiamo messa proprio tutta e per sradicare la forza aggregativa delle attività criminali il lavoro sociale per la coesione, i diritti, l’educazione, è solo un indispensabile tassello che senza politiche più sostanziali, spinge quasi nell’ambito dei miracoli l’emancipazione dei ragazzi immersi nei circuiti illeciti.
Rispetto a questi sentimenti, che credo debbano alimentare una sincera riflessione sul senso, sulle modalità e sulle prospettive del lavoro socio educativo, gli interventi di questi giorni, in materia di politiche sociali, mi sembrano inadeguati.
Le associazioni, anche quelle animate soprattutto da volontari, non possono non confrontarsi con una logica di impresa sociale, facendo i conti con le politiche. Nessuno è immune da questo contesto e nessuno può chiamarsi fuori. Al di là della lodevole opera del tutto occasionale, siamo tutti chiamati a realizzare le iniziative solidali con professionalità, rispetto dei diritti dei beneficiari come dei lavoratori. In una città come Napoli, pur intercettando donazioni o contributi di Fondazioni, il raffronto con le politiche è doveroso oltre che indispensabile. Un confronto leale che deve essere collaborativo, quanto franco e critico, con i responsabili del governo locale, sulle scelte, sulla valutazione degli esiti e sul rendiconto dell’uso delle risorse pubbliche. Sono le storie delle persone e dei gruppi che parlano, è meglio evitare dichiarazioni e il presunto richiamo a primati. Nel terzo settore, e gli istituti religiosi ne sono parte sostanziale, non mancano responsabilità. Certo vi sono molte attenuanti. Va ribadito che le responsabilità più gravi sono innanzitutto del Governo nazionale che da un lato ha aumentato i tagli e ridotto la disponibilità di cassa degli enti locali e d’altro lato propone una impostazione miserevole della spesa sociale intendendo le politiche contro la povertà come assistenza palliativa alla miseria. Ma i responsabili e i lavoratori delle associazioni, fondazioni e cooperative devono fare autocritica, riflettere e adeguare i loro interventi al contesto, alzare la schiena, gridare la loro presa di parte per i diritti, anche dei poveri “immeritevoli”, senza per questo dare adito ad alibi sulla cultura della legalità o verso la deriva che associa pochi soldi dati male alla dequalificazione del lavoro sociale. Per fare questo qui si è costretti a battersi per il rispetto dei patti, per esigere i rimborsi delle spese dopo oltre venti mesi. Con il rischio di trovarsi in competizione fra istituti, associazioni e altri, per l’incasso degli arretrati. Su questo è evidente che il Comune può e deve fare innanzitutto la propria parte dando prova di trasparenza, chiarezza, credibilità.

lunedì 25 maggio 2009

Forum Antirazzista della Campania/2 - 27 maggio ore 17 Cgil Via Torino Napoli

Non avremmo mai pensato di dover vivere in un Paese dove, il giorno dopo che tre balordi danno fuoco per noia a un senza fissa dimora bengalese ad una stazione della metropolitana di Roma, un ministro degli interni, per tutto commento, potesse dichiarare che “occorre essere cattivi con i clandestini”. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove Joy, ragazza nigeriana di 22 anni, costretta a prostituirsi, è morta di tbc perché non ha trovato il coraggio di andare in ospedale per paura di essere denunciata in quanto non in regola con il permesso di soggiorno. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove quasi ogni giorno una persona transessuale viene picchiata, denigrata, violata nella sua dignità, a volte uccisa solo perché differente nella sua identità di genere. Non avremmo mai pensato di poter vivere in un Paese dove vi sono città in cui si può essere uccisi a sprangate solo per aver rubato qualche biscotto
Non avremmo mai pensato di doverci vergognare di vivere in un Paese dove una semplice condizione umana basta per essere considerati criminali.
Non riusciamo a credere di stare in un Paese dove qualcuno si può permettere anche solo di proporre che sui pulman vi siano posti riservati agli italiani; dove una mamma migrante, per la sola colpa di non avere un permesso di soggiorno, può subire l’ignobile e inaudita violenza di non poter riconoscere il proprio bambino; dove esponenti del governo, con orgoglio e mostrando i muscoli possano rivendicare la portata storica di aver “respinto” qualche centinaio di disperati che sfuggivano da guerre, sfruttamento, abusi di ogni tipo.
Crediamo che tutto questo è il risultato di una deriva drammatica e devastante che arriva da lontano. E’ un’ondata razzista e discriminatoria nei confronti delle persone migranti che in questi anni è stata alimentata da una politica vigliacca e strumentale e che si è diffusa in modo ampio e profondo trovando facile presa nelle paure e nell’ignoranza, nel senso di precarietà e preoccupazione per il futuro che coinvolge milioni di cittadini italiani.
Un processo che, partendo dagli immigrati e dalle immigrate, si è allargato e sta caratterizzando e orientando la configurazione stessa della nostra società. Ha, consolidato, cioè, un’idea di società dove le identità si costruiscono e si riconoscono sul dominio o sull’annullamento delle altre identità differenti; dove la violenza non solo viene “sdoganata” ma assunta, in molti casi, come regolatrice delle relazioni umane, singole o collettive; dove le città diventano luoghi abitati non da cittadini ma da competitori sfrenati, dove gli ultimi, i differenti, i poveri sono spinti o costretti in periferie urbane e sociali senza diritti, senza opportunità, senza la possibilità di incidere sulle decisioni; dove le persone, come il territorio e il sapere, sono sacrificati e rapinati in nome del profitto.
Di fronte a tutto questo, come persone che da anni sono impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone migranti pensiamo che nessuno possa più limitarsi alla sola indignazione. Pensiamo che anche il silenzio, il non dire con chiarezze da che parte si sta equivalga in qualche modo ad essere complici. Pensiamo sia urgente che ognuno di noi, nei luoghi del suo impegno, ma anche in quelli di vita e di lavoro debba nel quotidiano e con continuità contrastare l’ondata di inciviltà, cattiveria e razzismo che ci sta sommergendo
Pensiamo sia venuto il momento della denuncia e di dichiarare la propria disobbedienza, civile, democratica e nonviolenta rispetto a norme che colpiscono chi è più fragile, che negano le persone che stravolgono ogni principio di eguaglianza e accoglienza.
Per queste ragioni, insieme ad altri e altre abbiamo proposto che in questa regione venga ripresa e rilanciata l’esperienza del forum antirazzista della Campania che 15 anni fa fu uno dei principali protagonisti del movimento antirazzista italiano e che anche oggi potrebbe essere il luogo ideale per un impegno e una iniziativa forte e unitaria
Pensiamo anche che nessuno di noi, per quanto bravo sia o per quanto grande e forte sia la sua organizzazione, da solo basti. Crediamo sia urgente mettere insieme le nostre storie, i nostri saperi, la nostra rabbia per contrastare quanto sta avvenendo, per proporre e costruire un’altra idea di comunità, centrata sull’accoglienza, sul rispetto dei diritti, sulla valorizzazione e la convivenza delle differenze
L’appuntamento è per mercoledì 27 maggio alle 17.30 alla Cgil in via Torino

Alex Zanotelli – Andrea Morniroli
La Repubblica Napoli, 25 maggio 2009

giovedì 21 maggio 2009

Ridiamo vita al Forum Antirazzista della Campania

un appello per dare vita al Forum Antirazzista della Campania, che 15 anni fa fu uno dei principali protagonisti del movimento antirazzista italiano e che anche oggi potrebbe essere il luogo ideale per un impegno e una iniziativa forte e unitaria

e, per incoraggiamento, il video di Erri De Luca presentato ieri nella trasmissione "Che tempo che fa"

mercoledì 13 maggio 2009

Il presidio


Mercoledì 13 Maggio alle ore 17, in via Toledo (altezza Ponte di Tappia - Largo della Feltrinelli)
presidio antirazzista contro l'approvazione del DDL "sicurezza" e le deportazioni di profughi operate dal governo Berlusconi, Per Nabruka Mimuni morta nel CIE di Ponte Galeria
e per ricordare l'incendio dei campi rom di Ponticelli esattamente un anno fa.



Il testo che segue è tratto dalla Relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso deli Stati Uniti d'America sugli immigrati italiani, Ottobre 1912. Lo ha segnalato Giampiero Arpaia. Grazie.


"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

giovedì 7 maggio 2009

il libro dei bianchi


dei meritevoli, degli osservanti, dei caritatevoli, dei buoni, dell'economia sociale di mercato, che si propone infatti di rimettere al mercato il welfare tutto quanto, salute, lavoro, politiche sociali. "La buona vita nella società attiva", il libro bianco sul futuro del modello sociale, lo trovare qui. Lo presenta il ministro del welfare dedicandolo ai giovani e alle famiglie (per bene?) proprio mentre va al voto del parlamento (con la fiducia ovviamente) il ddl sicurezza e il reato di clandestinità. Il presidente del consiglio incontra studentesche napoletane e raccomanda loro di non sporcare la città. Ma a noi fa piacere soprattutto la scuola multietcnica della Ferrovia (da decidiamoinsieme) e lo scoop che a Napoli Quagliarella c'è già.

aggiornamenti sull'argomento
un articolo  “Le trappole del libro bianco di Sacconi” e un saggio  "La rimozione della cittadinanza" di Laura Pennacchi 




martedì 5 maggio 2009

Clandestini a raccolta domani alle ore 18


La Rete delle Comunita’di Immigrati di Napoli invita tutti gli immigrati e tutti i cittadini che credono a una” umanità al plurale “ , a un sit-in davanti alla Prefettura di Napoli ( Piazza Plebiscito) il 6 maggio alle ore 18.00:per protestare contro il” pacchetto sicurezza “ del ministro Maroni.

E’ tutto l’impianto del DDL sulla sicurezza che noi contestiamo: le norme sulla tassa per il rinnovo dei permessi di soggiorno( dagli 80 ai 200 euro!), il permesso a punti, le norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e i matrimoni misti, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione,il divieto di registrazione allo stato civile, ma soprattutto la clandestinità che diventa reato.
C’ è il pericolo che la maggioranza di governo riproponga sia le ronde che l’aumento della detenzione nei CIE( Centri di identificazione ed espulsione).
Questa è una legislazione da apartheid:il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, Rom e mendicanti.
E’ una cultura xenofoba e razzista che sta portando l’Italia nel baratro dell’esclusione e del rifiuto dell’altro.
La legislazione sulla sicurezza del ministro Maroni è la “cattiveria trasformata in legge”.
E mentre il Parlamento discute questi provvedimenti, il clima e gli episodi di razzismo e di violenza si moltiplicano nel paese, esacerbati anche da certa stampa che istiga alla violenza razzista.
Per questo dobbiamo manifestare tutto il nostro dissenso e fare di tutto per contrastare questa deriva: l’appuntamento è per il 6 maggio alle ore 18.00 davanti alla Prefettura.

Per la Rete delle comunità degli immigrati -Napoli
Alex Zanotelli.

giovedì 2 aprile 2009

fate bene fratelli


le ultime notizie tendono a ridimensionare i fatti accaduti all'ospedale di via manzoni che restano in ogni caso strani e inquietanti e non sciolgono la spontanea reazione di indignazione che muove verso il presidio di oggi tante donne che non accettano violenza sulla maternità e sul corpo femminile e tante persone che non accettano il razzismo

l'appello sul presidio di oggi e le adesioni
le impressioni sul fatto riportate da Carta

venerdì 23 gennaio 2009

Povere Noi... un comunicato dei giuristi democratici

napoli 22 / 1 / 2009

I Giuristi Democratici di Napoli condannano con forza l'operazione dei Vigili Urbani napoletani scattata ieri notte contro le donne e le transessuali costrette a prostituirsi per strada .
Un intervento che ha ricevuto ampio risalto sui giornali e telegiornali con foto e video, dichiarando in questo modo la vera natura di operazione ad uso esclusivamente massmediatico, sull' onda di tutte le politiche securitarie oramai dispiegate in città. Già all'indomani dell'approvazione della delibera sicurezza del Comune di Napoli mettemmo in guardia dalla cultura che informava quella delibera e che faceva degli ultimi, degli sfruttati capro espiatorio dei mali della società in cui viviamo.
Ci uniamo al coro di tutte le associazioni che da anni assistono per strada chi è costretto a prostituirsi affinche si capisca che operazioni come quella dell'altra notte spingono le donne ed i transessuali a rintanarsi in zone d'ombre sconosciute a tutti i livelli di assistenza messi in campo, diventando potenziali oggetti di violenze che resterebbero sconosciute. Chiediamo a questa amministrazione di abbandonare ogni velleità securitaria e di ACCETTARE FINALMENTE UN TAVOLO DI CONFRONTO CON CHI REALMENTE OPERA NEL SETTORE DELLA PROSTITUZIONE.
Noi giuristi democratici di Napoli abbiamo messo come sempre al servizio di chi subisce questi interventi la nostra professionalità. A chi volesse prestare ascolto senza ipocrisie preguidiziali, la nostra esperienza culturale.
Giuristi Democratici di Napoli

lunedì 27 ottobre 2008

Siamo con loro

Sono con loro, le prostitute di Genova, come immagino lo sarebbe stato Fabrizio. Sono con loro perché i loro ombrellini rossi mi sono molto più vicini di quanto non lo siano i simboli verde-bianco-rossi della manifestazione di sabato scorso.



E poi avrei partecipato all'ultimo saluto dato alla "Bersagliera", la Bocca di Rosa di 83 anni di Busto Arsizio, che ha visto centinaia di persone renderle omaggio su internet.


paola clarizia

la galleria di foto, da La Repubblica, è qui

giovedì 23 ottobre 2008

A che punto siamo



Persone, comunità e differenze a 30 anni dalla Legge Basaglia

Prossimo appuntamento il 24/10/2008 Sede Gesco, Napoli - dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Tra cattivi e buoni, tra luoghi e non luoghi... costruire città sagge

Intervengono: Paolo Berdini (Urbanista), Chiara Sasso (Giornalista. Cittadina della Val di Susa), Tonio Dell’Olio (Ass. Libera). Coordina: Andrea Morniroli.

martedì 7 ottobre 2008

No al pacchetto sicurezza: colpire i più deboli non rende sicura la città

Comunicato stampa

No al pacchetto sicurezza: colpire i più deboli non rende sicura la città

Mercoledì 8 ottobre alle ore 10,30 a Napoli, piazza Municipio, manifestazione di protesta per respingere le proposte contenute nel pacchetto sicurezza del Comune di Napoli che, non avendo evidentemente nient’altro da proporre ai cittadini per farli sentire più sicuri, se la prende con gli ultimi e i più fragili, rendendo ancora più precaria la loro esistenza.

Dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza c’è da chiedersi se, al contrario di quello che ci si aspetta, non si alimenterà ulteriormente il senso di insicurezza e di paura, che sta inducendo alla chiusura e alla diffidenza verso l’altro e provocando pericolosi fenomeni di razzismo nei confronti di ogni genere di diversità.
A Napoli la cifra dell’insicurezza è la mancanza di lavoro, la diffusione di un sistema sempre più clientelare, la debolezza del welfare, i conflitti che nascono da situazioni di povertà materiali e relazionali.
Prendersela con i writers, i senza fissa dimora, le prostitute e i loro clienti, con chi ai semafori chiede qualche briciola del nostro benessere, significa essere forti con i deboli continuando ad essere deboli con i forti, non avere progetti per la città, scaricare sui più sfortunati responsabilità che non sono loro.
Le associazioni e le organizzazioni sociali della città, che hanno inutilmente chiesto di essere sentite prima che si adottassero i provvedimenti sulla sicurezza decisi dalla amministrazione comunale, chiedono la sospensione del decreto sindacale e l’immediata convocazione di un tavolo di confronto per la realizzazione di un piano sociale di interventi che renda la città veramente più sicura.
Alla manifestazione presidio saranno presenti, tra gli altri, le persone transessuali che si prostituiscono perché senza alternative, perché discriminate in quanto differenti, per la mancanza di politiche attive del lavoro concrete e accessibili; le vittime di tratta che in questo momento a Napoli non hanno accoglienza, visto che le strutture di ospitalità sono chiuse o non accolgono perché gli operatori sono senza stipendio; i minori soli non accompagnati che in questi anni hanno abbandonato i semafori non perché “arrestati”, ma perché hanno trovato operatori e servizi che li hanno orientati alla formazione, alla scuola, al lavoro


Associazione transessuali Napoli, Movimento di Identità transessuale, Gesco, Cooperativa sociale Dedalus, Psichiatria democratica, Com. prov. Arcigay Antinoo di Napoli, Coop. Approdomalla, Legacoopsociale, Cantieri sociali, Giuristi democratici, Associazione Priscilla, Associazione interculturale Grammelot, Coordinamento Enti Ausiliari della Regione Campania, Associazione Saman, Cooperativa soc. “terra e libertà”, coop soc. “Casba”, coop soc. EVA, Federconsumatori, Medicina democratica, Coop sociale L’uomo e il legno, Associazione Altri percorsi, Mit Bologna

sabato 4 ottobre 2008

Zi'curezza, un nanetto....

Ieri un tale, romano, di origini sindacali e oggi burocrate all'apparenza soddifatto, raccontava, parlando della Danimarca, che lì sono in pochi, che c'è un fortissimo controllo sociale, che sono tutti al sicuro, tranquilli, un poco tristi ma buoni. Che lì a lui capitò, un giorno, di vedere una ragazza in difficoltà che spingendo la bicicletta per attraversare la strada perse un pacchetto dal portapacchi e, per prendere il pacchetto, fece cadere la bicicletta. Lui la guardava senza fare nulla, ha raccontato tranquillo, perchè "che ne puoi sapè se nun te tirano 'na coltellata..." e ad un certo punto, un signore sopraggiunto in auto iniziò a suonare il clacson e a gesticolare verso di lui, facendogli capire "ma che fai non l'aiuti?", che proprio non si spiegava come lui non fosse corso a dare una mano. "Capite? - ha concluso - Quello aveva ragione! Ma se ti capita una cosa così a Roma, chisse move? che ne puoi sape' se non te tirano 'na coltellata? Così ormai noi ci siamo abituati".

A proposito del piano sicurezza

di Andrea Morniroli, Sergio D’Angelo, Loredana Rossi

Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime da sfruttamento sessuale, il sostegno all’inclusione sociale per chi si prostituisce e vorrebbe un’ alternativa, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che – per essere tale – non può essere altro che “sicurezza sociale” e, dunque, riguardare tutti. Continua...