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venerdì 27 novembre 2009

Nomadi urbani

Oggi e domani a Napoli (Maschio Angioino) «Verso il 2010, anno europeo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale»
La Rappresentanza in Italia della Commissione europea organizza, con il Comune di Napoli e la Regione Campania, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, un Forum della società civile, dedicato alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
Sul Manifesto del 26 novembre una intervista a Guy Standing (ndr presente al convegno napoletano), docente di sicurezza economica all'università di Bath e co-presidente del Bien (Basic Income European Network), l'associazione non governativa che promuove a livello mondiale il reddito di base.(Grazie ad Enrica per la segnalazione). L'intervista dice tante cose tutte interessantissine, sul  precariato, il controllo sulla formazione,  la dequalificazioni dei lavori, le nuove sogettività, le prospettive della politica progressista, la politica del paradiso:"Il precariato è formato da «nomadi urbani» che vivono la propria identità dentro una contraddizione. La politica progressiva deve saperla affrontare. Deve proporre una nuova politica del paradiso."
Il cantiere si sta occupando di Basic Income e di povertà ponendosi molte domande (a partire dal quando ci riuniamo per discuterne considerato che abbiamo fissato già tre volte una data senza riuscirci): come chiamarla questa cosa e come intenderla, come misura di contrasto alla povertà o come l'affemazione di un diritto universale e fondamentale, di libertà, giustizia, cittadinanza che riguarda tutti e libera tutti dai vincoli del lavoro e del guadagno dell'economia di mercato (ma restando sostanzialmente dentro se è vero che il basic è un income e che i rapporti sociali che lo "assicurano" non sono chiari fuori dai noti rapporti di produzione)? L'assolutezza leggera della posizione basic incom spaventa leggermente sotto il profilo teorico e come politica. Sentiamo di non avere ancora possesso di un orizzonte che sia altro da quello che abbiamo e che sentiamo ci appartiene anche quando lo rifiutiamo, tanto da volerlo distruggere (prima che ci distrugga). Ma il desiderio di incamminarci su questa strada "assoluta" e "leggera" sembra destinato a diventare altrettanto inevitabilmente vero, nostro, giusto, necessario, se solo ci rivolgiamo e ci guardiamo intorno e solo ci guardiamo diritte/i dentro. Leggendo l'intervista ritornano i collegamenti con "Immagina che il lavoro" e il riferimento forte di Guy Standing al tema della cultura e della scuola ci rinvia ancora una volta al discorso su Chance. E tutto quello che nell'intervista si afferma ci conferma....
Nello stesso numero del Manifesto, infine, c'è anche un prezioso saggio di Guido Rossi sulla globalizzazione, dal titolo "La paura che nega il diritto" che si conclude così "Questo è comunque ciò che è diritto per noi: per gli individui che vogliamo essere e la comunità in cui vogliamo vivere».

ps prometto che con la tredicesima comprerò l'abbonamento a Carta, al Manifesto e alle riviste della Libreria delle donne di Milano.

mercoledì 25 novembre 2009

Chance, per l'appunto

manco a farlo apposta leggo sulle cronache locali di oggi che la Regione Campania ha finalmente deliberato il finanziamento che permette al progetto Chance di continuare, con circa un  milione di euro, l'estensione a 12 scuole di Napoli e provincia, l'impegno per dare al progetto carattere permanente e strutturato. Proprio su Chance e sulle prospettive problematiche legate ad un processo di  istituzionalizzazione avevamo proposto ieri l'altro il testo scritto e inviatomi in un nota su Facebook dal mio amico Salvatore Pirozzi. A parte i sentimenti e le ragioni che ci fanno voler bene incondizionatamente a Chance, quello che mi sembra assai interessante del discorso di Salvatore e della vicenda in corso, di riproposizione del progetto, è che si tratta di un territorio di pratica di un riformismo  tra il confliggente e il negoziale che mi piace perchè è attento, responsabile e profondamente democratico, ed in quanto tale profondamente antagonista.  E a parte Chance, ci riguarda per il welfare, per il lavoro, per la sicurezza, per la natura, per la pace. E a parte tutto me lo sento che mi appartiene, alla mia grassa pancia di donna, alle mie amiche-relazioni più care, alla mia stanca coscienza critica. Per questo e senza fare alcuno sgarbo al Pirozzi (che  credo la prenderà sia bene che male, ma che su Facebook mi ha autorizzato con un "fannechellechebbuò"), mi sono presa la libertà di rileggere e trattare il pezzo riservato a pochi amici con i piccolissimi interventi di editing necessari a una nota più pubblica. E dunque, per chi non lo avesse già letto e ne avesse voglia, lo ripropongo, anche nel senso che lo ribadisco. Grazie dunque Salvatore e buona lettura qui.

upgrading: c'è anche una nota facebook di Cesare Moreno sempre sul nuovo Chance regionale 
la trova anche qui  chi non è nella rete facebook

sabato 21 novembre 2009

Chance si istituzionalizza…(?) Tra restaurazione e invenzione

di Salvatore Pirozzi

Il progetto Chance regionale prosegue l’esperienza del progetto Chance, allargandone l’area di intervento e le acquisizioni metodologiche che ne hanno determinato il successo in 12 scuole della provincia napoletana. Espandersi non significa clonazione. Il cuore – in tutti i sensi - metodologico di Chance, che, nessuno lo dice mai, già è stato trapiantato in mille altri corpi, senza che questi diventassero identici a Chance né tra di loro, ha – nel suo cuore – un paradosso: la competenza più straordinaria delle culture Chance è quella di attivare risorse locali insieme agli attori locali. Detto schematicamente, mutuando da altri ambiti la metafora, è una competenza di capacity building. Una expertise “prossimale”, un enzima che facilita e accompagna le auto poiesi. Il paradosso, dunque, sta nel tentativo di generalizzare le metodologie per le agency locali. L’illusione di poter generalizzare delle pratiche attraverso la distribuzione di un repertorio di strumenti, di metodologie esternalizzate da corpi, luoghi, emozioni, saperi, interessi e motivazioni è destinato a tradire il cuore metodologico del progetto. In questa chiave va letta l’aspirazione del nuovo chance regionale a diffondersi attraverso processi di attivazione delle singole scuole, insistendo, tra l’altro, sulla loro capacità di base a iniziare il percorso individuando le proprie risorse interne, abitanti e non coloni dei propri stessi ambienti. E, a partire da ciò, costruire setting riflessivi, a cerchi concentrici sempre più ampi, in cui la discussione – un processo in cui ognuno deve imparare a “dis”, togliersi, la propria cute. Chance, insomma, ha poco da spartire con la vulgata delle buone pratiche, ma è una pratica sufficientemente buona per altre pratiche sufficientemente buone.
Superfluo qui, ma sarà indispensabile poi, richiamare tutti i riferimenti teorici e tutte le tecnicalità che possono accompagnare il processo di “risalita in generalità” del progetto, dei suoi attori vecchi e, se la cosa funziona, soprattutto nuovi che emergeranno nei processi comunicativi e di “pubblicizzazione” – di rendere cioè materia riflessiva per tutta la “città” e non solo per gli addetti ai lavori – dei problemi e dei processi. Per dirla con Dewey – ma che fine ha fatto nella pedagogia e nelle politiche questo maestro? – chance si fonda sul metodo postulatorio, espone i principi delle proprie analisi e delle proprie azioni come postulati e non come verità; si fonda su doxai e non su episteme.
Chance regionale non è solo eredità o metempsicosi di Chance (e dà fastidio la riduzione agiografica del progetto quando non riflette sulle sue stesse genealogie e sulle sue fittissime parentele, attraverso rappresentazioni eccessive dell’originalità di Chance).
Si inquadra, a sua volta, nella cornice europea più ampia, e più antica – risale al libro bianco Cresson del 1995 – della scuola di seconda occasione (SSO). Interpreta, se vogliamo, un mandato:
L’idea è semplice: offrire ai giovani esclusi dal sistema d’istruzione, o che stanno per esserlo, le migliori formazioni e il migliore inquadramento per dar loro maggiore fiducia in sé stessi… Continua...

venerdì 20 novembre 2009

Immagina che il reddito

Note a margine del “Manifesto del lavoro”, Libreria delle donne Milano
di Cristina Morini, Andrea Fumagalli
1/11/2009

(NDR su "Immagina che il lavoro" il documento pubblicato sulla rivista "Sottosopra" trovate notizie e riferimenti nella rubrica di Arcipelago Napoli "Oggi in Cantiere".)

Tra i cambiamenti che hanno segnato il passaggio dal capitalismo industriale-fordista a quello cognitivo-relazionale, un ruolo rilevante occupa il nuovo protagonismo femminile. Un vistoso processo di femminilizzazione del lavoro si è accompagnato alla marcata valorizzazione (in termini capitalistici) di quelle facoltà linguistico-relazionali, di attenzione e di cura che rappresentano un portato storico delle donne.
Nel corso dell’ultimo decennio le analisi sul tema sono state numerose, soprattutto all’interno della corrente di pensiero che si rifà all’esperienza dell’inchiesta di matrice operaista. Nella materialità delle esistenze al lavoro si rintraccia l’avvenuto superamento delle tradizionali dicotomie fordiste (produzione-riproduzione, tempo di lavoro-tempo di vita, lavoro manuale-lavoro intellettuale) e tutto ciò diviene il centro di nuove elaborazioni sulla composizione del lavoro vivo contemporaneo. L’abbattimento dei confini tra vita e lavoro, ovvero tra produzione e riproduzione, è oggi uno dei cardini su cui si fonda il meccanismo di valorizzazione (e quindi di sfruttamento) del capitalismo cognitivo-relazionale. Quest’ultimo si caratterizza per un’ambivalenza che va osservata in profondità. Nel momento in cui l’insieme delle facoltà umane (dal corpo al cervello passando per il cuore) divengono parte integrante del processo produttivo, si assiste anche a una crescente soggettivazione del lavoro, la cui percezione si moltiplica e si differenzia in modo esponenziale. Dietro la promessa salvifica dell’opportunità che individualità e “differenze” si possano esprimere in tutta la potenza creativa nell’atto del lavoro, si celano forme sofisticate di comando, di condizionamento sociale e gerarchico. Un lato oscuro su cui non è possibile sorvolare se si vuole evitare ogni sospetto di ideologismo. Un lato oscuro che può servire a spiegare anche i suicidi di France Télécom e la tristezza che, secondo inchieste recenti, sembrerebbe pervadere soprattutto le donne. La valorizzazione nel capitalismo cognitivo-relazionale, infatti, si manifesta tutta la sua efficacia proprio tramite un processo di espropriazione della cooperazione sociale, delle intelligenze e delle sensibilità coinvolte. E ciò diventa possibile perché le condizioni di ricattabilità a cui si è sottoposti nel mercato del lavoro sono sempre più marcate e violente. Il processo di precarizzazione strutturale del lavoro (che si trasforma in precarietà esistenziale) oltre alla divisione cognitiva e migrante del lavoro ne rappresentano i cardini principali. Continua...

lunedì 2 novembre 2009

un mese dopo: povertà, reddito di cittadinanza, reti basse, DKm0, arcipelago napoli

Torniamo  dopo circa un mese di silenzio e questa volta non occasionalmente. Ci siamo incontrati per due volte nelle ultime settimane, in sei "fedelissime/i" per capire se e come portare avanti l'esperienza del cantiere sociale. D'accordo sul continuare, abbiamo individuato tre cose da fare nei prossimi mesi: un cantiere del tipo di quello di due anni fa, per chiamare tutti i circa 150 che vi parteciparono e che in gran parte sono tuttora in relazione con il cantiere, e per discutere in pubblico e apertamente sul tema della povertà.  Paola ed io stiamo lavorando da un paio di mesi per approfondire l'analisi sulle condizioni economiche della popolazione a Napoli e in Campania e sull'idea lanciata di recente da Gallino di discutere anche in Italia di basic income, del diritto universale e incondizionato a disporre di un reddito di base per vivere, un reddito di cittadinanza. Di reddito di cittadinanza si è parlato anche di recente sia in sedi accademiche che nel dibattito politico-istituzonale. L'argomento in Campania è nell'agenda politica e  se ne parla nella Delibera sulla finanziaria regionale 2010 approvata in questi giorni dalla giunta regionale. L'esperimento avviato con il reddito minimo a Napoli nel 2000- 2003 e la nuova sperimentazione avviata con la legge regionale n.2 del 2004, giunta al suo quarto anno di attivazione,  a nostro avviso permettono e richiedono una non più rinviabile decisione definitiva sulle modalità e sulle condizioni per strutturare stabilmente, a livello regionale, uno strumento tipo basic income. L'argomento trova infine proprio nella Campania un terreno di confronto ideale dal momento che qui si è sperimentato più che altrove e soprattutto che qui più che altrove le condizioni economiche della popolazione, generano tensioni e malessere, ispirano sfiducia e rassegnazione, suscitano una indignazione diffusa ma sopita, che senza politica resta impotente e stagnante.
Ma accanto alla ricerca e all'analisi politica e sociale, il cantiere vuole anche sostenere pratiche politiche significative di contrasto alla nondemocrazia, alla violenza, alla mortificazione e al maltrattamento di chi ha meno o di chi è diversa/o e non può nè difendersi e nè ribellarsi ai poteri forti e ai più forti. Su questa posizione vogliamo continuare a sviluppare e a sostenere campagne politiche e pratiche politiche, come la campagna sulle "Impronte", quella del "Mi dichiaro clandestino", del "Io curo non denuncio" e le tante altre significative che abbiamo portato avanti sul welfare, l'immigrazione, l'istruzione, l'inizio e la fine della vita, l'ambiente, i rifiuti, i beni comuni ecc...
E vogliamo anche portare avanti il lavoro sulle reti basse, sull'economia solidale, sui gruppi di acquisto e le esperienze di reciprocità. L'idea è di muovere esperienze concrete intorno ad un luogo nato da poco nel centro della città come laboratorio di rapporti veri e solidali. Il luogo è il Centro Interculturale Nanà e intorno a Nanà inizieremo ad attivare esperimenti di economia solidale.
Infine, per riprendere davvero con il blog e rimetterci dentro il circuito di informazione e documentazione del social network riassumiamo alcuni fatti che più ci hanno interessato e ci interessano, iniziati nell'ultimo mese e ... in divenire:

Il cidi prepara un incontro per mercoledi 11 novembre alle 16.30 presso il Cidi (Via Trinità degli Spagnoli,41) con l'introduzione di Michele Prospero, docente di Filosofia Politica presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Il tema è "La democrazia bloccata. Perchè la sinistra perde".E mette meritoriamente in circolo una interessante documentazione che prepara al dibattito. La trovate qui.
La Regione Campania ha una legge regionale sul lavoro, il cui testo è qui, ne vorremmo discutere nel cantiere e vi proporremo presto alcuni approdonfimenti e un incontro ad hoc.
Interessante è anche il manifesto sul lavoro proposto dalla Libreria delle donne di Milano e pubblicato nella rivista Sottosopra. Si intitola "Immagina che il lavoro", non è disponibile sul web ma ne trovate resoconti qui. Anche su questo, magari intrecciando il discorso sulla legge regionale, vorremmo discutere nel cantiere.
Mi dichiaro clandestino è diventato un sito, collegato a Carta, il gruppo che avevamo aperto su Facebook può trasferirsi lì. Tra qualche giorno lo chiuderemo, ringraziando tutte e tutti i "clandestinanti" con un affettuoso arrivederci.
Democrazia Km0 sta preparando  i resoconti dell'incontro alle Piagge che pubblicheremo appena saranno pronti. E a proposito delle Piagge esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza a Don Alessandro.

martedì 15 settembre 2009

Cosaperchi

Brucando nella stampa della scorsa settimana ho notato in particolare due pezzi quello di Giovanni Laino sul centro storico e quello del Denaro sulla spesa per sostegni al reddito in Campania. Si leggono entrambi molto velocemente. Direi purtroppo, perche entrambe le questioni, solo in apparenza tra loro slegate, meriterebbero molto più spazio e approfondimento.
Al centro dell'attenzione ci sono le questioni sociali della emarginazione, della povertà e della disoccupazione nella nostra città e nella nostra regione. Giovanni affronta il problema della progettualità degli interventi pubblici locali di riqualificazione urbana mettendo in evidenza la necessità che in questi interventi si parta e si arrivi con idee e pratiche di politica sociale, con un'azione educativa, inclusiva, assistenziale, partecipativa, civica e solidale rivolta alla popolazione dei luoghi. L'assessore regionale al lavoro presenta invece il quadro dell'ammontare degli interventi con cui si assistono le persone in difficoltà sul mercato del lavoro con misure di sostegno al reddito e di spinta-aiuto all'inserimento. Il riferimento che l'assessore fa al fatto che gli interventi assistenziali siano necessari ma non sufficienti in assenza di sviluppo economico industriale e occupazionale fa il paio con quanto sostiene Giovanni a proposito degli interventi sui manufatti senza interventi sui bisogni di persone, nuclei familiari, strutture sociali, botteghe, servizi, mercati ecc.. Ed appare evidente che da un lato si continuerà solo a intervenire sui manufatti del territorio, dall'altro nulla avranno a che vedere i disoccupati assistiti di oggi con il manufacturing di domani.
Nel mentre il nostro centro storico è sempre più invivibile socialmente, dominato dall'adattamento ai bisogni materiali primari inadeguatamente soddisfatti. Nel mentre il fatto più eclatante del nostro mercato del lavoro è che questo mercato si erode, perde quantità di occupati e di disoccupati, soprattutto perde giovani e qualità (diplomati e laureati), insomma perde forza e centralità in termini di remuneratività del lavoro, capacità di produrre, composizione della struttura economica, forze di lavoro, giovani leve, alte professionalità.

Nel mentre, però, c'è anche Luciano Gallino che richiama l'attenzione sul nostro welfare disastrato e propone essenzialmente alle forze politiche e sindacali "democratiche" di guardare ad un sistema radicalmente diverso di contrasto alla povertà e alla disoccupazione: il reddito di base. Gallino ne parla come di un atto dovuto ( suggeriremmo "reddito dovuto" visto che la prima difficoltà che traspare è proprio di definizione) rovesciando completamente il pensiero liberare e le moderne teorie sul welfare della reciprocità, degli atti dovuti da parte di chi è assistito. Ed è questo il punto più interessante del suo discorso. Può essere questa idea il filo con cui ricucire le progettualità divise di cui parla Giovanni e le realtà frantumate che l'assessore palesa? Quello che mi sembra soprattutto interessante è l'invito a confrontarsi su questo tema.
Dirò cosa penso molto brevemente. Sicurezza economica come atto dovuto è un'idea che condivido sotto ogni punto di vista, dal filosofico all'esistenziale (mi potrei persino licenziare finalmente). Tutto sommato è l'idea del comunismo (dove però mai mi sarei potuta licenziare), di un comunismo evoluzionista, che senza negare il mercato tende a dare centralità alla cittadinanza, alla politica e al pubblico, alla questione sociale. E' giusto? si secondo me è giusto. E' fattibile? Concordo con l'analisi di Gallino secondo cui si trattarebbe di un sistema alternativo a quello attuale non certo poco oneroso per la fiscalità e le contribuzioni e pieno di ingiustiozie e di inefficienze. Dunque probabilmente è fattibile, ma la cosa è da verificare.

lunedì 27 luglio 2009

Il libro dei bianchi/2


Torniamo sull'argomento Libro bianco sul Welfare, di cui abbiamo già scritto e ospitato opinioni e commenti (li trovate partendo da qui), con questo pezzo dalla rivista "Il seme sotto la neve"

Arrangiatevi, è il welfare all’italiana
di Giovanni B. Sgritta

“La vita buona nella società attiva”, così si chiama il “Libro Verde” sul modello sociale italiano elaborato dal Governo. Il messaggio è sempre lo stesso: l’individuo e la famiglia contino (solo) su se stessi....

venerdì 3 luglio 2009

Quei ragazzi persi per strada

di Giovanni Laino
Originale del testo pubblicato su Repubblica Napoli il 3 luglio 2009-07-03

L’assassinio del giovane musicista di strada, Petru Birlandenau a Montesanto ci ha scosso. Lavorando all’Università in via Forno Vecchio appartengo a quella affollata comunità di pratiche che frequenta piazza Montesanto che ancor più è stata impressionata dalla gratuità della violenza, dall’inefficacia preventiva di un modello di ordine pubblico che di fatto consente di fare quasi tutto a pregiudicati e gruppi di persone ben note alle Forze dell’Ordine. Credo sia comunque molto importante che la Giustizia faccia il suo corso e gli arresti sostenuti da prove sono un segno positivo dell’impegno della Polizia. Mi sento comunque molto amareggiato. Senza moralismi o sentimentalismi, non riesco a rimuovere facilmente il dato che conosco Marco, il 27enne incensurato, arrestato con l’accusa di essere uno degli esecutori del terribile raid. Erano i primi anni Novanta, quando riuscivo a fare anche un po’ di lavoro educativo frontale nell’Associazione e Marco era un ragazzo simpatico, molto sveglio, che pativa una lunga carcerazione del padre e spesso era terribile dando molto da fare agli educatori. Io stesso lo accompagnai al Teatro Politeama, in una bolgia per le prove per il casting del film diretto da Lina Wertmüller, “Io, speriamo che me la cavo”. Marco non fu scelto e, anche se è stato beneficiario di un inserimento lavorativo fatto con l’Associazione, anche più in generale, per ora, non se l’è cavata.
Credo sia colpevole confondere vittime e carnefici e da molti anni mi è chiara la responsabilità soggettiva delle persone che, pur dentro tante sollecitazioni ambientali, fanno scelte criminali.
Non nutro sentimenti di colpa: certo potevamo fare meglio e di più ma, con i nostri limiti, c’è l’abbiamo messa proprio tutta e per sradicare la forza aggregativa delle attività criminali il lavoro sociale per la coesione, i diritti, l’educazione, è solo un indispensabile tassello che senza politiche più sostanziali, spinge quasi nell’ambito dei miracoli l’emancipazione dei ragazzi immersi nei circuiti illeciti.
Rispetto a questi sentimenti, che credo debbano alimentare una sincera riflessione sul senso, sulle modalità e sulle prospettive del lavoro socio educativo, gli interventi di questi giorni, in materia di politiche sociali, mi sembrano inadeguati.
Le associazioni, anche quelle animate soprattutto da volontari, non possono non confrontarsi con una logica di impresa sociale, facendo i conti con le politiche. Nessuno è immune da questo contesto e nessuno può chiamarsi fuori. Al di là della lodevole opera del tutto occasionale, siamo tutti chiamati a realizzare le iniziative solidali con professionalità, rispetto dei diritti dei beneficiari come dei lavoratori. In una città come Napoli, pur intercettando donazioni o contributi di Fondazioni, il raffronto con le politiche è doveroso oltre che indispensabile. Un confronto leale che deve essere collaborativo, quanto franco e critico, con i responsabili del governo locale, sulle scelte, sulla valutazione degli esiti e sul rendiconto dell’uso delle risorse pubbliche. Sono le storie delle persone e dei gruppi che parlano, è meglio evitare dichiarazioni e il presunto richiamo a primati. Nel terzo settore, e gli istituti religiosi ne sono parte sostanziale, non mancano responsabilità. Certo vi sono molte attenuanti. Va ribadito che le responsabilità più gravi sono innanzitutto del Governo nazionale che da un lato ha aumentato i tagli e ridotto la disponibilità di cassa degli enti locali e d’altro lato propone una impostazione miserevole della spesa sociale intendendo le politiche contro la povertà come assistenza palliativa alla miseria. Ma i responsabili e i lavoratori delle associazioni, fondazioni e cooperative devono fare autocritica, riflettere e adeguare i loro interventi al contesto, alzare la schiena, gridare la loro presa di parte per i diritti, anche dei poveri “immeritevoli”, senza per questo dare adito ad alibi sulla cultura della legalità o verso la deriva che associa pochi soldi dati male alla dequalificazione del lavoro sociale. Per fare questo qui si è costretti a battersi per il rispetto dei patti, per esigere i rimborsi delle spese dopo oltre venti mesi. Con il rischio di trovarsi in competizione fra istituti, associazioni e altri, per l’incasso degli arretrati. Su questo è evidente che il Comune può e deve fare innanzitutto la propria parte dando prova di trasparenza, chiarezza, credibilità.

martedì 19 maggio 2009

Pagine bianche nel libro dei bianchi


Noi ci eravamo andati molto più pesanti nella prima lettura del libro bianco sul welfare pubblicato in questi giorni dal ministero del lavoro, parlando di un libro dei bianchi. La voce interviene in modo molto più puntuale e scientificamente raffinato con tre argomenti centrali:il documento aderisce all'universalismo selettivo, ma non cita nemmeno l'esistenza dell'Isee, che di quel principio è la più importante realizzazione; l'enfasi sulla povertà assoluta, tralasciando quella relativa, riflette una visione caritatevole delle politiche redistributive; dimenticata anche la povertà tra i minori. Argomenti che in qualche modo confermano una visione complessiva del sistema di welfare e delle politiche di contrasto alla esclusione sociale coerente con l'ideale (vedi politiche della sicurezza e politiche del mecato del lavoro) di un mondo di bianchi, meritevoli, osservanti, caritatevoli, normodotati ecc... persone per bene.

giovedì 7 maggio 2009

il libro dei bianchi


dei meritevoli, degli osservanti, dei caritatevoli, dei buoni, dell'economia sociale di mercato, che si propone infatti di rimettere al mercato il welfare tutto quanto, salute, lavoro, politiche sociali. "La buona vita nella società attiva", il libro bianco sul futuro del modello sociale, lo trovare qui. Lo presenta il ministro del welfare dedicandolo ai giovani e alle famiglie (per bene?) proprio mentre va al voto del parlamento (con la fiducia ovviamente) il ddl sicurezza e il reato di clandestinità. Il presidente del consiglio incontra studentesche napoletane e raccomanda loro di non sporcare la città. Ma a noi fa piacere soprattutto la scuola multietcnica della Ferrovia (da decidiamoinsieme) e lo scoop che a Napoli Quagliarella c'è già.

aggiornamenti sull'argomento
un articolo  “Le trappole del libro bianco di Sacconi” e un saggio  "La rimozione della cittadinanza" di Laura Pennacchi 




mercoledì 8 aprile 2009

Attenzioni

stiamo imparando ?
c'è facebook e c'è la campagna "io curo non denuncio" e forse soprattutto c'è l'aver proposto e sostenuto una cosa per più che una cosa contro
c'è questa fatica, questo lavorare e ci sono queste attenzioni a mio avviso nella forza che ha accolto Abou cittadino onorario di Napoli
al sindaco penso che dobbiamo dire prego quando e semmai ci dirà grazie e pregarla di spiegare anche a chi collabora con lei in giunta che il caso di Kante è meglio non citarlo come esempio delle ideologie (ma si chiamano così anche le battaglie civili?) che ammazzano la verità, perchè forse esattamente del lavorio contrario si tratta, e di piccole importanti attenzioni.

venerdì 3 aprile 2009

Il lavoro e la cura. Imparare a cambiare




martedì 7 aprile
al teatro nuovo
si discute del libro di Laura Balbo

clik sull'invito per sapere tutto....



domenica 9 novembre 2008

Reddito di cittadinanza: una scelta di strategia, una scelta di parte



di Giacomo Smarrazzo

La decisione della Giunta regionale della Campania di non finanziare più il reddito di cittadinanza, non sembra aver suscitato forti e significative reazioni. Il dibattito politico e soprattutto le decisioni che si appresta ad adottare il governo regionale rispetto alla cancellazione del reddito di cittadinanza, pare non tener conto del fatto che la previsione di questa misura, era stata il frutto di una scelta coraggiosa e contro tendenza che, pareva volersi avviare verso un sistema di politiche sociali con al centro le persone ed i loro bisogni.
Un misura che, almeno nelle intenzioni, ambiva ad affondare il tema della povertà in maniera articolata e multidimensionale, partendo cioè dalla consapevolezza, che la marginalità e l’esclusione sono prodotti dell'interazione negativa e la concomitanza di più situazioni e fattori insieme. Il tentativo, questo si fallito, era quello di avviare la costruzione di un sistema di politiche che ruotasse intorno alla presa in carico delle persone dei nuclei familiari, intervenendo con l’elargizione monetaria, con lo scopo di equilibrare - o sarebbe meglio dire ridurre – gli scompensi economici, edificando al contempo un sistema complesso in grado di organizzare risposte flessibili, articolate ed integrate: misure di accompagnamento che in realtà, anche quando realizzate, non sono mai state realmente parte di un significativo impianto integrato e coordinato di interventi. Continua...

L'immagine è tratta dal sito che, al tempo, la regione Campania utilizzò per presentare il reddito di cittadinanza

venerdì 7 novembre 2008

La resa dei conti

Dalla Società Italiana di Statistica un interessante contributo sui dati che riguardano la spesa complessiva per l'istruzione, la sua incidenza sul Pil, la spesa per alunno ecc...
A naso, per esempio, chi non ha pensato che i dati sul numero di universitari che non hanno dato esami fossero contati considerando anche le matricole? Trovare finalmente un'autorità statistica che faccia i conti sui conti è veramente utile, istruttivo e democraticamente corretto. (sv)
PS Sperando solo che non si prenda spunto da qui per una "resa dei conti" anche sugli insegnanti di sostegno o sull'edilizia scolastica ecc? Ma leggete, che è interessante davvero, e graze a Paola Clarizia che ha segnalato.


L’attuale politica scolastica: false economie o economia fasulla?



I vari provvedimenti che riguardano la scuola, avviati negli ultimi mesi da parte del governo, partono dalla premessa che sia necessario tagliare la spesa pubblica relativa a quel capitolo. Un’incessante ripetizione di questo presupposto sembrerebbe averlo reso quasi assiomatico per tutti. Nella Legge 133 del 6 agosto 2008, articolo 64, comma 6, si trova che “… devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 650 milioni di euro per l’anno 2009, di 1.650 milioni per l’anno 2010, di 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e di 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”. Di fronte a tagli di una tale entità, è doveroso chiedersi se il presupposto e i provvedimenti siano corroborati dai dati forniti dall’OCSE, dall’ISTAT, dal MPI e MIUR e dal Bilancio dello Stato. Vorrei esaminare alcuni di questi dati, relativi a tre aspetti della spesa complessiva, che sono frequentemente oggetto di affermazioni approssimative o inattendibili da parte di politici e commentatori. Continua...

giovedì 23 ottobre 2008

a proposito del welfare, pare proprio che sia un lusso

Il welfare non è un lusso, si chiama così quell'insieme di rivendicazioni e di proteste, a volte disperate, che gli operatori sociali di napoli hanno dovuto attivare, unendo le forze, per scuotere il Comune, precipitato in una nuvola di insensibilità che si fa fatica a comprendere in una città come la nostra, e dalla quale non si sa come ripararsi. Sembra invece che il welfare debba essere proprio e volutamente un lusso, debba essere concepito proprio così, come traspare dalle intenzioni del Governo: un lusso affidato al benessere, all'attivismo, alla sussidiarietà a gratis, insomma alla carità, preferibilmente cristiana. Non abbiamo avuto ancora il piacere di leggere il Libro Verde "La vita buona nella società attiva” sul modello sociale italiano, elaborato dal Ministrero del Welfare. C'è però un interessante commento dal titolo "Arrangiatevi, è il welfare all’italiana" di Giovanni B. Sgritta sul sito-rivista "Il seme sotto la neve" che a dir poco preoccupa...



un grazie a Paola per la segnalazione

giovedì 25 settembre 2008

a 30 anni dalla legge Basaglia








Abbiamo una parte piccolissima rispetto ai veri promotori, la Cooperativa Dedalus, e a tutti quelli (operatori, volontari, militanti) che ci faticano davvero, ma ci siamo anche noi del Cantiere, e ne siamo fiere/i, nella promozione di questo calendario di eventi che richiama l'attenzione sulle politiche di welfare rivolte alla cura della persona, alla valorizzazione delle differenze, al lavoro sociale, alla salute mentale ... e non solo. Promuoviamo, partecipiamo e chiamiamo tutti i nostri amici e gli amici degli amici ad esserci.




Il tutto incomincia domani, nell'Aula Magna di Sociologia, con "Nicole e le altre... Immagini e incontri sul transessualismo e dintorni".


Trovate qui, la locandina e l'invito sull'evento di domani, la locandina con il calendario di eventi, la scheda di iscrizione al/ai seminari.