martedì 15 settembre 2009

Cosaperchi

Brucando nella stampa della scorsa settimana ho notato in particolare due pezzi quello di Giovanni Laino sul centro storico e quello del Denaro sulla spesa per sostegni al reddito in Campania. Si leggono entrambi molto velocemente. Direi purtroppo, perche entrambe le questioni, solo in apparenza tra loro slegate, meriterebbero molto più spazio e approfondimento.
Al centro dell'attenzione ci sono le questioni sociali della emarginazione, della povertà e della disoccupazione nella nostra città e nella nostra regione. Giovanni affronta il problema della progettualità degli interventi pubblici locali di riqualificazione urbana mettendo in evidenza la necessità che in questi interventi si parta e si arrivi con idee e pratiche di politica sociale, con un'azione educativa, inclusiva, assistenziale, partecipativa, civica e solidale rivolta alla popolazione dei luoghi. L'assessore regionale al lavoro presenta invece il quadro dell'ammontare degli interventi con cui si assistono le persone in difficoltà sul mercato del lavoro con misure di sostegno al reddito e di spinta-aiuto all'inserimento. Il riferimento che l'assessore fa al fatto che gli interventi assistenziali siano necessari ma non sufficienti in assenza di sviluppo economico industriale e occupazionale fa il paio con quanto sostiene Giovanni a proposito degli interventi sui manufatti senza interventi sui bisogni di persone, nuclei familiari, strutture sociali, botteghe, servizi, mercati ecc.. Ed appare evidente che da un lato si continuerà solo a intervenire sui manufatti del territorio, dall'altro nulla avranno a che vedere i disoccupati assistiti di oggi con il manufacturing di domani.
Nel mentre il nostro centro storico è sempre più invivibile socialmente, dominato dall'adattamento ai bisogni materiali primari inadeguatamente soddisfatti. Nel mentre il fatto più eclatante del nostro mercato del lavoro è che questo mercato si erode, perde quantità di occupati e di disoccupati, soprattutto perde giovani e qualità (diplomati e laureati), insomma perde forza e centralità in termini di remuneratività del lavoro, capacità di produrre, composizione della struttura economica, forze di lavoro, giovani leve, alte professionalità.

Nel mentre, però, c'è anche Luciano Gallino che richiama l'attenzione sul nostro welfare disastrato e propone essenzialmente alle forze politiche e sindacali "democratiche" di guardare ad un sistema radicalmente diverso di contrasto alla povertà e alla disoccupazione: il reddito di base. Gallino ne parla come di un atto dovuto ( suggeriremmo "reddito dovuto" visto che la prima difficoltà che traspare è proprio di definizione) rovesciando completamente il pensiero liberare e le moderne teorie sul welfare della reciprocità, degli atti dovuti da parte di chi è assistito. Ed è questo il punto più interessante del suo discorso. Può essere questa idea il filo con cui ricucire le progettualità divise di cui parla Giovanni e le realtà frantumate che l'assessore palesa? Quello che mi sembra soprattutto interessante è l'invito a confrontarsi su questo tema.
Dirò cosa penso molto brevemente. Sicurezza economica come atto dovuto è un'idea che condivido sotto ogni punto di vista, dal filosofico all'esistenziale (mi potrei persino licenziare finalmente). Tutto sommato è l'idea del comunismo (dove però mai mi sarei potuta licenziare), di un comunismo evoluzionista, che senza negare il mercato tende a dare centralità alla cittadinanza, alla politica e al pubblico, alla questione sociale. E' giusto? si secondo me è giusto. E' fattibile? Concordo con l'analisi di Gallino secondo cui si trattarebbe di un sistema alternativo a quello attuale non certo poco oneroso per la fiscalità e le contribuzioni e pieno di ingiustiozie e di inefficienze. Dunque probabilmente è fattibile, ma la cosa è da verificare.

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