Oggi e domani a Napoli (Maschio Angioino) «Verso il 2010, anno europeo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale»
La Rappresentanza in Italia della Commissione europea organizza, con il Comune di Napoli e la Regione Campania, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, un Forum della società civile, dedicato alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
Sul Manifesto del 26 novembre una intervista a Guy Standing (ndr presente al convegno napoletano), docente di sicurezza economica all'università di Bath e co-presidente del Bien (Basic Income European Network), l'associazione non governativa che promuove a livello mondiale il reddito di base.(Grazie ad Enrica per la segnalazione). L'intervista dice tante cose tutte interessantissine, sul precariato, il controllo sulla formazione, la dequalificazioni dei lavori, le nuove sogettività, le prospettive della politica progressista, la politica del paradiso:"Il precariato è formato da «nomadi urbani» che vivono la propria identità dentro una contraddizione. La politica progressiva deve saperla affrontare. Deve proporre una nuova politica del paradiso."
Il cantiere si sta occupando di Basic Income e di povertà ponendosi molte domande (a partire dal quando ci riuniamo per discuterne considerato che abbiamo fissato già tre volte una data senza riuscirci): come chiamarla questa cosa e come intenderla, come misura di contrasto alla povertà o come l'affemazione di un diritto universale e fondamentale, di libertà, giustizia, cittadinanza che riguarda tutti e libera tutti dai vincoli del lavoro e del guadagno dell'economia di mercato (ma restando sostanzialmente dentro se è vero che il basic è un income e che i rapporti sociali che lo "assicurano" non sono chiari fuori dai noti rapporti di produzione)? L'assolutezza leggera della posizione basic incom spaventa leggermente sotto il profilo teorico e come politica. Sentiamo di non avere ancora possesso di un orizzonte che sia altro da quello che abbiamo e che sentiamo ci appartiene anche quando lo rifiutiamo, tanto da volerlo distruggere (prima che ci distrugga). Ma il desiderio di incamminarci su questa strada "assoluta" e "leggera" sembra destinato a diventare altrettanto inevitabilmente vero, nostro, giusto, necessario, se solo ci rivolgiamo e ci guardiamo intorno e solo ci guardiamo diritte/i dentro. Leggendo l'intervista ritornano i collegamenti con "Immagina che il lavoro" e il riferimento forte di Guy Standing al tema della cultura e della scuola ci rinvia ancora una volta al discorso su Chance. E tutto quello che nell'intervista si afferma ci conferma....
Nello stesso numero del Manifesto, infine, c'è anche un prezioso saggio di Guido Rossi sulla globalizzazione, dal titolo "La paura che nega il diritto" che si conclude così "Questo è comunque ciò che è diritto per noi: per gli individui che vogliamo essere e la comunità in cui vogliamo vivere».
ps prometto che con la tredicesima comprerò l'abbonamento a Carta, al Manifesto e alle riviste della Libreria delle donne di Milano.
venerdì 27 novembre 2009
Nomadi urbani
mercoledì 25 novembre 2009
Chance, per l'appunto
manco a farlo apposta leggo sulle cronache locali di oggi che la Regione Campania ha finalmente deliberato il finanziamento che permette al progetto Chance di continuare, con circa un milione di euro, l'estensione a 12 scuole di Napoli e provincia, l'impegno per dare al progetto carattere permanente e strutturato. Proprio su Chance e sulle prospettive problematiche legate ad un processo di istituzionalizzazione avevamo proposto ieri l'altro il testo scritto e inviatomi in un nota su Facebook dal mio amico Salvatore Pirozzi. A parte i sentimenti e le ragioni che ci fanno voler bene incondizionatamente a Chance, quello che mi sembra assai interessante del discorso di Salvatore e della vicenda in corso, di riproposizione del progetto, è che si tratta di un territorio di pratica di un riformismo tra il confliggente e il negoziale che mi piace perchè è attento, responsabile e profondamente democratico, ed in quanto tale profondamente antagonista. E a parte Chance, ci riguarda per il welfare, per il lavoro, per la sicurezza, per la natura, per la pace. E a parte tutto me lo sento che mi appartiene, alla mia grassa pancia di donna, alle mie amiche-relazioni più care, alla mia stanca coscienza critica. Per questo e senza fare alcuno sgarbo al Pirozzi (che credo la prenderà sia bene che male, ma che su Facebook mi ha autorizzato con un "fannechellechebbuò"), mi sono presa la libertà di rileggere e trattare il pezzo riservato a pochi amici con i piccolissimi interventi di editing necessari a una nota più pubblica. E dunque, per chi non lo avesse già letto e ne avesse voglia, lo ripropongo, anche nel senso che lo ribadisco. Grazie dunque Salvatore e buona lettura qui.
upgrading: c'è anche una nota di Cesare Moreno sempre sul nuovo Chance regionale
sabato 21 novembre 2009
Chance si istituzionalizza…(?) Tra restaurazione e invenzione
di Salvatore Pirozzi
Il progetto Chance regionale prosegue l’esperienza del progetto Chance, allargandone l’area di intervento e le acquisizioni metodologiche che ne hanno determinato il successo in 12 scuole della provincia napoletana. Espandersi non significa clonazione. Il cuore – in tutti i sensi - metodologico di Chance, che, nessuno lo dice mai, già è stato trapiantato in mille altri corpi, senza che questi diventassero identici a Chance né tra di loro, ha – nel suo cuore – un paradosso: la competenza più straordinaria delle culture Chance è quella di attivare risorse locali insieme agli attori locali. Detto schematicamente, mutuando da altri ambiti la metafora, è una competenza di capacity building. Una expertise “prossimale”, un enzima che facilita e accompagna le auto poiesi. Il paradosso, dunque, sta nel tentativo di generalizzare le metodologie per le agency locali. L’illusione di poter generalizzare delle pratiche attraverso la distribuzione di un repertorio di strumenti, di metodologie esternalizzate da corpi, luoghi, emozioni, saperi, interessi e motivazioni è destinato a tradire il cuore metodologico del progetto. In questa chiave va letta l’aspirazione del nuovo chance regionale a diffondersi attraverso processi di attivazione delle singole scuole, insistendo, tra l’altro, sulla loro capacità di base a iniziare il percorso individuando le proprie risorse interne, abitanti e non coloni dei propri stessi ambienti. E, a partire da ciò, costruire setting riflessivi, a cerchi concentrici sempre più ampi, in cui la discussione – un processo in cui ognuno deve imparare a “dis”, togliersi, la propria cute. Chance, insomma, ha poco da spartire con la vulgata delle buone pratiche, ma è una pratica sufficientemente buona per altre pratiche sufficientemente buone.
Superfluo qui, ma sarà indispensabile poi, richiamare tutti i riferimenti teorici e tutte le tecnicalità che possono accompagnare il processo di “risalita in generalità” del progetto, dei suoi attori vecchi e, se la cosa funziona, soprattutto nuovi che emergeranno nei processi comunicativi e di “pubblicizzazione” – di rendere cioè materia riflessiva per tutta la “città” e non solo per gli addetti ai lavori – dei problemi e dei processi. Per dirla con Dewey – ma che fine ha fatto nella pedagogia e nelle politiche questo maestro? – chance si fonda sul metodo postulatorio, espone i principi delle proprie analisi e delle proprie azioni come postulati e non come verità; si fonda su doxai e non su episteme.
Chance regionale non è solo eredità o metempsicosi di Chance (e dà fastidio la riduzione agiografica del progetto quando non riflette sulle sue stesse genealogie e sulle sue fittissime parentele, attraverso rappresentazioni eccessive dell’originalità di Chance).
Si inquadra, a sua volta, nella cornice europea più ampia, e più antica – risale al libro bianco Cresson del 1995 – della scuola di seconda occasione (SSO). Interpreta, se vogliamo, un mandato:
L’idea è semplice: offrire ai giovani esclusi dal sistema d’istruzione, o che stanno per esserlo, le migliori formazioni e il migliore inquadramento per dar loro maggiore fiducia in sé stessi… Continua...
Ancora su Don Alessandro
dall'altracittà

"Due giorni passati in città per annusare, capire, verificare una storia di straordinario amore che per altri è solo un colpo di testa di un prete che non rispetta la volontà della curia. Grazie agli autori Pino Corrias (per il testo) e Alberto Giuliani (per le foto) del settimanale Vanity Fair."
"Lo trovo risalendo la valle dell’Arno, tra le faggete color arancio, le abetaie verdi, le … Leggi ancora »
Nel sito altracitta.org troviamo anche una video intervista a Don Alessandro Santoro e altre testimonianze
Acqua privata, Maledizione!
Gli appelli e i comunicati sulla privatizzazione
Acqua privatizzata appello di Alex Zanotelli
Comunicato e appello del Forum dei Movimenti per l'acqua
Carta e Cantieri Sociali
Care e cari,
questo è un invito: il 12 dicembre, sabato, noi di Carta vorremmo incontrare soci e collaboratori, corrispondenti e amici, compagni dell’associazione Cantieri sociali, in breve la nostra «famiglia allargata». A noi pare di essere a un punto di svolta, e per decidere da che parte andare abbiamo bisogno dell’intelligenza e della vicinanza di tutti voi. Forse è la riunione più importante, sul destino di Carta, dopo quella che nel 1998, in un centro sociale romano, ne accompagnò la nascita.
Da almeno un anno, o più, abbiamo l’impressione di essere «oltre». Carta è nata perché pensavamo che le coordinate culturali, organizzative, politiche della sinistra fossero al capolinea, e che il tornante dell’inizio del secolo avrebbe cambiato profondamente il panorama globale. Questi processi si sono compiuti, nel bene e soprattutto nel male: perciò nell’ultimo anno abbiamo proposto, o accompagnato, tra le altre cose, il passaggio dell’economia sociale [o solidale] dallo stato di sperimentazione a quello di alternativa al liberismo in crisi; la diffusione di un simbolo, «Clandestino», che allude non solo alla questione principale della nostra epoca, ma alla condizione di cittadino senza diritti; l’avvio di una colleganza, tra movimenti, comitati e liste locali di cittadinanza, che chiamiamo «Democrazia chilometro zero»; la giornata di studio sui Piani Casa, organizzata con Eddyburg, che è – speriamo – l’inizio di una rete più ampia di ricerca e di proposta che possa fare da sponda per comitati e movimenti cittadini, e il cui obiettivo è: consumo di suolo zero. Si possono citare anche il lavoro che i Cantieri sociali fanno – sempre facendo rete - nel Veneto, a Napoli, nelle Marche… In poche parole, cerchiamo di attrezzarci al «dopo»: dopo i partiti di sinistra, dopo la democrazia rappresentativa, dopo il lavoro fordista.
Vale, tutto questo? E se sì, come essere più efficaci sia dal punto di vista dell’elaborazione del discorso sia quanto a mezzi di comunicazione? O siamo destinati ad essere semplicemente travolti dalla barbarie?
Allo stesso tempo, la crisi morde ferocemente anche noi, com’è ovvio. La carta stampata è ovunque in una crisi drammatica. Ancora non sappiamo quanta parte dei contributi di legge ci sarà effettivamente versata alla fine dell’anno e quanto la stessa legge durerà. Tendiamo a chiudere ogni anno, nonostante i feroci risparmi, con un deficit abbastanza modesto, che però si accumula. La nostra «cassa» è sempre vuota e gli stipendi sono in un ritardo quasi insostenibile. Dunque, la domanda che ci poniamo è: in un contesto come questo, quale cambiamento – se necessario radicale – dobbiamo fare per migliorare la nostra comunicazione e insieme mettere la cooperativa in grado di reggersi da sé, in tendenza [ma potrebbe avvenire presto] senza la legge per l’editoria cooperativa?
Sono domande che certo riguardano il futuro del settimanale e del sito e di tutte le altre cose che facciamo, nonché delle persone che da Carta ricavano il loro reddito. Ma, ci pare, incrociano questioni basilari di questo periodo.
Dunque, se avrete la voglia di discorrere con noi, fatecelo sapere al più presto. Vi assicuriamo che non sarà una giornata triste e faticosa, ma il più possibile serena e conviviale [ci saranno anche cosa buone da mangiare].
Grazie
Gigi Sullo
venerdì 20 novembre 2009
TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE
A Napoli oggi dalle 17 alle 19 in via Ponte di Tappia (angolo via Toledo)
Andrea scrive:
Non so se Brenda si è suicidata o è stata uccisa....quello che so è che in entrambi i casi è vittima di un mondo cattivo e violento che in questi giorni ha trasformato le storie e le vite delle trans in mostruosità, in depravazione, in rifiuto, in degrado...alla fine mi sembra che nella vicenda Marrazzo la cosa meno schifosa e tutto sommata fatta di relazione e affetti era il suo rapporto con Natali....
Oggi è la giornta mondiale in ricordo delle vittime degli omicidi transfobici...che coincidenza, così coincidenza che verrebbe da pensare che se non fosse suicidio sarebbe un messaggio chiaro....oggi avevamo già organizzato e promosso un presidio a lume di candela per ricordare anche a Napoli tutte le trans uccise...ora abbiamo un motivo in più per esserci, esserci in tanti...per dichiarare pubblicamente da che parte stiamo...ogni indifferenza, ogni silenzio oramai, che lo vogliamo o no, rischia di trasformarsi in complicità....
NAPOLI 20 NOVEMBRE 2009
TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE
Sono centinaia ogni anno le persone transessuali vittime dell’odio e dell’intolleranza, massacrate e spesso uccise solo per la loro diversità. Ogni anno, il movimento transgender internazionale celebra un Giorno della memoria (Transgender day of remembrance, Tdor) per commemorare le trans e i trans uccisi in ogni parte del mondo. Anche quest'anno, l'Italia partecipa all'evento internazionale del Day of
Remembrance per ricordare le vittime transgender della transfobia. Per la prima volta si celebrerà anche a Napoli. Le associazioni promotrici dell’evento a Napoli in rete con il movimento Trans in Italia sono Arcigay Napoli (associazione Gay, Lesbica e Transessuale) e ATN(Associazione Transessuale Napoli). Verranno lette circa 30 brevi storie di trans, si accenderanno delle candele a commemorazione delle vittime della transfobia, verranno distribuiti fiori rosa ai passanti, come segno anche di speranza. Le storie saranno lette da personaggi del mondo dello spettacolo, della politica e della società civile, in modo che facciano da testimonial alla causa della lotta alla transfobia.
Immagina che il reddito
Note a margine del “Manifesto del lavoro”, Libreria delle donne Milano
di Cristina Morini, Andrea Fumagalli
1/11/2009
(NDR su "Immagina che il lavoro" il documento pubblicato sulla rivista "Sottosopra" trovate notizie e riferimenti nella rubrica di Arcipelago Napoli "Oggi in Cantiere".)
Tra i cambiamenti che hanno segnato il passaggio dal capitalismo industriale-fordista a quello cognitivo-relazionale, un ruolo rilevante occupa il nuovo protagonismo femminile. Un vistoso processo di femminilizzazione del lavoro si è accompagnato alla marcata valorizzazione (in termini capitalistici) di quelle facoltà linguistico-relazionali, di attenzione e di cura che rappresentano un portato storico delle donne.
Nel corso dell’ultimo decennio le analisi sul tema sono state numerose, soprattutto all’interno della corrente di pensiero che si rifà all’esperienza dell’inchiesta di matrice operaista. Nella materialità delle esistenze al lavoro si rintraccia l’avvenuto superamento delle tradizionali dicotomie fordiste (produzione-riproduzione, tempo di lavoro-tempo di vita, lavoro manuale-lavoro intellettuale) e tutto ciò diviene il centro di nuove elaborazioni sulla composizione del lavoro vivo contemporaneo. L’abbattimento dei confini tra vita e lavoro, ovvero tra produzione e riproduzione, è oggi uno dei cardini su cui si fonda il meccanismo di valorizzazione (e quindi di sfruttamento) del capitalismo cognitivo-relazionale. Quest’ultimo si caratterizza per un’ambivalenza che va osservata in profondità. Nel momento in cui l’insieme delle facoltà umane (dal corpo al cervello passando per il cuore) divengono parte integrante del processo produttivo, si assiste anche a una crescente soggettivazione del lavoro, la cui percezione si moltiplica e si differenzia in modo esponenziale. Dietro la promessa salvifica dell’opportunità che individualità e “differenze” si possano esprimere in tutta la potenza creativa nell’atto del lavoro, si celano forme sofisticate di comando, di condizionamento sociale e gerarchico. Un lato oscuro su cui non è possibile sorvolare se si vuole evitare ogni sospetto di ideologismo. Un lato oscuro che può servire a spiegare anche i suicidi di France Télécom e la tristezza che, secondo inchieste recenti, sembrerebbe pervadere soprattutto le donne. La valorizzazione nel capitalismo cognitivo-relazionale, infatti, si manifesta tutta la sua efficacia proprio tramite un processo di espropriazione della cooperazione sociale, delle intelligenze e delle sensibilità coinvolte. E ciò diventa possibile perché le condizioni di ricattabilità a cui si è sottoposti nel mercato del lavoro sono sempre più marcate e violente. Il processo di precarizzazione strutturale del lavoro (che si trasforma in precarietà esistenziale) oltre alla divisione cognitiva e migrante del lavoro ne rappresentano i cardini principali. Continua...


